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Pisapia leader di un polo liberalsocialista?

21 settembre 2016 214 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La novità, in un certo senso annunciata, è la nuova posizione assunta dall’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia a proposito del referendum costituzionale, che segue l’analoga presa di posizione del fondatore del gruppo politico Marianna Giovanni Negri. Si tratta di scelte a favore del sí che nulla hanno a che vedere con il conflitto aperto nel Pd dalla sua opposizione interna ed incendiato dall’esterno dal pronunciamento di Massimo D’Alema. Sono posizioni di merito che rifiutano l’idea che la riforma costituzionale metta a rischio la democrazia e che in qualche modo si schierano nell’ambito di una rinnovata scelta di centro-sinistra.

Certo ci sarà bisogno almeno della trasformazione del premio di lista in premio di maggioranza, che peraltro pare al momento scontata oltre che opportuna anche per il Pd. Vedremo cosa accadrà del ballotaggio, un istituto che mal si adatta alle coalizioni e tanto meno alle liste. E che oggi continua, secondo tutti i sondaggi, a premiare, nonostante gli strafalcioni, il polo grillino. Resta fermo il convincimento che il Pd da solo non possa oggi interpretare l’insieme dell’elettorato riformista e che da solo non possa raggiungere la fatidica soglia del 40 per cento, né riesca da solo (e con elettori di altre liste che non solo non godrebbero del premio ma che, se non avessero raggiunto la soglia minima al primo turno, non sarebbero nemmeno rappresentati al Parlamento) a vincere le elezioni.

Dunque serve una coalizione, una vasta coalizione aperta a sinistra e a destra. Credo che Giuliano Pisapia abbia la personalità giusta per aggregare un’area liberalsocialista che comprenda noi, i radicali, i laici, magari quella parte di Sel che potrebbe seguirlo e fornire un forte accredito ad una futura lista alleata del Pd, magari bilanciata da una terza lista di centro prevalentemente cattolica. Pisapia è persona che non nasce certamente oggi. Ha alcuni anni più dei miei. E questo, nel momento della lotta di classi di cui parla il nostro Intini nel suo ultimo libro, me lo rende particolarmente simpatico. Non dimentico poi le posizioni che egli assunse da deputato indipendente di Rifondazione su Tangentopoli, quando difese le garanzie e attaccò il giustizialismo.

A Milano è stato un ottimo sindaco. Probabilmente ricandidato avrebbe vinto ancora. Dunque dopo la sua presa di posizione in aperto conflitto con il suo (ex?) partito il suo potrebbe diventare un utile punto di riferimento. Perchè non apporofittarne? Sarebbe un autorevole contributo, il suo, a far nascere un nuovo aggregato nel centro-sinistra, a renderlo visibile e appetibile, a bilanciare l’utile contributo che potrà venire dal centro, a rafforzare la coalizione e a togliere dall’isolamento e dalle vecchie suggestioni veltroniane lo stesso Pd.

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