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L’Italicum due

2 novembre 2016 321 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Se non siamo in grado di prevedere i terremoti, figurarsi se qualcuno è in grado di prevedere se vincerà il sì o il no. Tutto è incerto e assai mobile oggi. Pensiamo al match tra Illary e Trump, che oscilla di continuo e non di poche gradazioni della scala Richter. L’unica novità è costituita dalla decisione ufficiale del Pd di cambiare lo sciagurato Italicum. Si è costituita una commissione con la presenza di un oppositore, Gianni Cuperlo, e anche se è ben vero il senso di quella vecchia massima, e cioè che “se il buon Dio non avesse voluto creare il mondo avrebbe formato una commissione”, é pur vero che stavolta la commissione non potrà partorire il topolino, altrimenti il gatto Grllo rischia di mangiarsi in un colpo solo Renzi, il governo e il Pd.

A vedere la faccia di Cuperlo che si reca in piazza con la maggioranza pidina e senza i bersaniani, e si lascia fotografare con la Boschi, pare proprio che la cosa sia fatta. I punti cardine dello sciagurato Italicum verranno cambiati. Innanzitutto l’illogico ballottaggio, come chi scrive reclama dall’inizio. Personalmente ho sempre pensato che l’istituto del ballottaggio si prestasse solo ad eleggere le persone, e cioè i presidenti e i sindaci, mai a definire i contorni di un organo elettivo. Il Pd pare aver cambiato idea sul ballottaggio perché, sondaggi alla mano, teme di far vincere le elezioni a Grillo. Non importa. L’obiettivo, alla fine, é lo stesso.

Che debba esistere per forza un vincitore, dopo elezioni politiche, è tesi altrettanto errata. Questo avviene solo in occasione di elezioni presidenziali, come tra una settimana in America, ma non in occasione di elezioni politiche, che non lo prevedono in America, né in Francia, cioè in sistemi presidenziali o semi presidenziali, né altrove. Dunque sì a un turno unico con un premio di maggioranza sotto il quale nessuno vince e si rendono necessarie coalizioni successive. Come avviene in Germania, in Grecia, in Spagna e come a volte è avvenuto nel Regno unito. Le coalizioni non sono il diavolo. Alfano non è stato l’elemento di destabilizzazione del governo. Lo è stato assai di più il Pd. Pensate che bella stabilità produrrebbe l’attuale Italicum con soli 24 seggi di maggioranza e con l’attuale situazione interna al Pd…

Infine il premio alla coalizione e non alla lista come raccomandato da gennaio nell’apposita proposta di legge dei senatori socialisti. Incredibile davvero concepire una legge a due turni con premio solo alla lista che al primo turno potrebbe conseguire non più del trenta per cento e che al secondo supera il cinquanta grazie agli elettori di altre liste, le quali non solo non si dividono il premio ma, se non hanno raggiunto il 3 per cento, non sono neppure rappresentati in Parlamento. Si formerebbe così la figura dell’elettore perdente di successo, o vincente per sconfitta. Un ossimoro politico invero tutto italiano. Attendiamo fiduciosi la proposta che uscirà dal Nazareno, poi porteremo il nostro contributo per arrivare prima del referendum a sottoscrivere un impegno solenne sul nuovo testo da presentare alla Camera dopo il referendum. Anche per sottrarre dal confronto referendario quel “combinato disposto” che non era certo un’invenzione.

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