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Da Trump a Grillo?

11 novembre 2016 185 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sembra che il mondo abbia perso ogni equilibrio, che sia rimasto fuori controllo, come lo definiva nel 1995, nel suo celebre libro, Zbigniew Brzezinski, già consigliere del presidente Carter, a sei anni dalla caduta del muro. Rispetto agli anni della sua analisi, che risentiva soprattutto degli aspetti politici del nuovo mondo post bipolare, si sono affermati i nuovi fenomeni della globalizzazione, emigrazione, finanziarizzazione, tre novità che, sommandosi alla crisi delle ideologie, hanno generato ovunque sconquassi. Resta il fatto che oggi dobbiamo affrontare le conseguenze di questo nuovo disordine che ha provocato almeno in Europa e in Occidente un generale abbassamento del livello di vita della maggior parte della popolazione. Esclusi i pochissimi che proprio grazie a queste tre grandi e nuove questioni si sono notevolmente arricchiti.

Naturalmente viene spontaneo sorridere di fronte al fatto che l’effetto elettorale di un generale malessere sia stato negli Usa proprio l’elezione di Trump, un personaggio che si é arricchito anche speculando con la finanza e indebitandosi senza ritegno. Ma si sa, tutte le rivoluzioni producono grandi contraddizioni. Quella fondata sulla questione morale e la demolizione di Craxi ha premiato Berlusconi, che certo non era uno stinco di santo e per di più uno che di Craxi era amico e finanziatore. Per poi affidarsi a Di Pietro che da giudice impietoso si è trasformato in oggetto da inchiesta, anche giudiziaria, per immobili e soldi sottratti anche ai suoi compagni di sventura.

Ma oggi la contraddizione è ancora più ampia. Grillo esulta per la vittoria di Trump, anche se la sua collocazione non é mai stata di estrema destra. Quel che lo accomuna al nuovo presidente americano non sono nè collocazioni politiche nè programmi, ma il vaffa. Cioè lo sberleffo a tutto l’establishment. Si va ormsi profilando una nuova divisione. La segnala giustamente Alessandro Baricco in un suo apprezzabile contributo. Quella tra le masse e le élites. Ormai coi social network tutti a portata di mano nessuno si affida volentieri a un altro e la delega democratica pare in progressiva decadenza. Manca però in tutto questo un elemento di razionalità che dovrebbe prevalere. E cioè una equilibrata previsione sul dopo. E’ legittimo che i disperati non si pongano il problema. Peggio di cosi non possono stare. Ma costoro sono in tutto l’Occidente una minoranza.

Non confondiamo chi non ha di che vivere con chi sta peggio di prima. Questi ultimi non prevedono che possono stare assai peggio domani affidandosi a falsi demiurghi? No, pare che il discorso del dopo non interessi. Stiamo vivendo un’epoca purtroppo molto simile a quella che in Europa ha prodotto le peggiori esperienze. Tutte originate da un malessere che pervadeva l’Europa, ma ulteriormente rafforzate da guerre e rivoluzioni che ne avevano indicato almeno un possibile e realistico esito. Oggi la nuova rivoluzione é senza esito politico. Senza modello alternativo di società mentre i programmi che vengono indicati possono poi essere subito stracciati. Trump accusa e loda Obama, vuole lo scontro e la collaborazione. Anche lui, come i grillini in Italia, prima o poi diventerà establishment e verrà contestato e distrutto. Ma in mezzo cosa succederà? Le ombre si agitano prepotenti molto più delle luci.

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