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Martelli ha ragione

3 dicembre 2016 318 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

In un editoriale pubblicato sul Quotidiano nazionale (Nazione, il Resto del Carlino, Il Giorno) Claudio Martelli esamina la situazione politica mondiale e trova che “quello di Renzi è praticamente il solo governo di sinistra rimasto al potere in Occidente, perlomeno il solo, a parte il giovane leader liberal canadese Justin Trudeu, di una nazione importante, una nazione del G8”. Per la verità è ancora in carica il governo socialista in Francia, ma le sue probabilità di vittoria alle prossime consultazioni sono pari a zero e i socialisti dovranno limitarsi ad appoggiare Francois Fillon per scongiurare la Le Pen. Martelli sostiene che “questo aspetto concorre a caricare l’appuntamento del 4 dicembre di un significato e di una portata politica generale e internazionale”.

Si tratta di valutare il livello di incidenza di un trend internazionale che vede ovunque trionfare la rivolta di segno populista alle élites politiche tradizionali al potere o candidate al potere. E questi movimenti ovunque erodono consensi tra le classi popolari e dunque in particolare ai partiti di sinistra. A mio avviso questo è determinato dall’intreccio inestricabile, o forse semplicemente non ancora risolto, tra effetti della crisi economica e fenomeno dell’immigrazione che spesso si trasforma in una guerra tra poveri. In Italia gli approdi politici di questa rivolta sono essenzialmente due, e una volta li avremmo entrambi definiti “di nuova destra”: il polo Salvini-Meloni e soprattutto il Movimento Cinque stelle.

Continua Martelli osservando che “questa circostanza sembra non preoccupare minimamente i suoi (di Renzi) compagni di partito, né quelli rimasti, né quelli fuoriusciti dal Pd. Al contrario i vari D’Alema e Bersani, come i Fassina e Civati, mentre contestano a Renzi di non essere abbastanza di sinistra e preparano i bagagli della scissione nel caso vincano i sì, non si danno pensiero del fatto che la sconfitta di Renzi, al di là delle sue colpe, sarebbe anche una sconfitta del loro partito o schieramento e di quel che resta in Europa della sinistra di governo”. Ragionamento ovvio, come logica la conseguenza. E cioè che la posizione dei dissidenti Pd, potremmo aggiungere anche quella, meno preoccupante, dei dissidenti di casa nostra, aprirebbe le porte anche in Italia alla vittoria dei populisti.

E che la vittoria del no, come sostiene Martelli, non sarebbe quella di Bersani e D’Alema, né tanto meno, aggiungo io, di Bobo e di Biscardini, e nemmeno quella di Fassina e Civati, e ancor meno dell’Anpi e della Cgil, ma di Grillo e in parte di Salvini, è elementare. Berlusconi si aggiunge alla pattuglia dei no, nonostante il voto differente dei suoi amici, da Confalonieri a Briatore, passando per Pera e Urbani, con una strategia di avvolgimento del Pd in chiave di ritorno alla unità nazionale. Personalmente penso che difficilmente in Italia, anche con la vittoria del sì, si possa spostare più a sinistra l’asse politico del governo. La riforma dell’Italicum senza il ballottaggio, come è giusto e opportuno che sia, difficilmente consentirà a una lista o a una coalizione di superare la soglia per ottenere il premio di maggioranza. E la scelta più probabile sarà tra uno scenario di stampo tedesco (o spagnolo) e la vittoria dei populisti all’italiana. Noi dovremmo, col nostro voto, almeno scongiurare quest’ultima sventurata eventualità, come giustamente ci invita a fare oggi Claudio Martelli.

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