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Per venti punti il Pd perse la testa?

31 marzo 2017 144 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Capisco che le primarie vengono prima di tutto. E che si svolgono in due fasi che occuperanno ancora settimane. Forse mesi. Prima tra gli iscritti, poi con gli esterni, per finire, forse, con i marziani. Ma intanto l’Italia avanza coi suoi problemi, con la sua crisi irrisolta, coi suoi doveri e diritti verso la Ue, con una legge elettorale ancora da definire. Affronto quest’ultimo argomento anche alla luce delle dichiarazioni più recenti dei dirigenti democratici. Quella di Guerini mi ha lasciato di stucco. Il vice di Renzi si é detto contrario al premio di coalizione per via del solito discorso sul potere di ricatto dei piccoli partiti. A parte che col tre per cento da superare le liste rappresentate in Parlamento non sarebbero affatto di scarsa dimensione, restiamo allibiti per la riproduzione della vecchia recita su un soggetto oggi completamente cambiato.

Come se un attore interpretasse l’Amleto quando il teatro ha deciso di mettere in scena il Re Lear. Diteglielo per cortesia che sondaggi alla mano il Pd non è più un partito in grado di arrivare al quaranta per cento da solo e di governare il paese. Anzi, secondo tutti i sondaggi non è neanche più il primo partito. Anche Renzi, in un’intervista, con la quale ha rilanciato, senza crederci, il Mattarellum, pare non favorevole al premio di coalizione proposto da Berlusconi. Quest’ultimo ha due motivi seri per rivendicarlo. Il primo è che i Cinque stelle sono l’unica lista non coalizzabille e dunque la coalizione finisce per rafforzare le liste di centro-destra non costrette a presentarsi unite, come dovrebbero fare col premio di lista. Il secondo è che Forza Italia potrebbe cosi presentare una lista autonoma anche se coalizzata con Lega e Fratelli d’Italia. E si potrebbe poi eventualmente liberare e giocare un ruolo diverso dai due alleati in Parlamento.

Lo stesso ragionamento dovrebbe fare il Pd. Meglio una coalizione il più larga possibile per tentare di raggiungere l’obiettivo, forse anche troppo ambizioso, del quaranta per cento, meglio comunque perché la coalizione di centro-sinistra potrebbe più agevolmente stare davanti ai Cinque stelle, cosa più complicata nel caso della presentazione della lista Pd da sola. Invece per ora si recita sul copione precedente. Adesso é uscita una nuova proposta che giudico folle. E cioè di attribuire comunque alla lista prima classificata un premio di maggioranza del 10 per cento. Dubito che sia costituzionale, come il ballottaggio, inserire due premi di maggioranza, uno al 40 che consente di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi e uno alla prima lista, nel caso nessuno ottenga il 40, per avere un dieci per cento in più. Con il premio alla lista oggi questa correzione per la governabilità sarebbe poi, come il ballottaggio, che l’Avanti ha contestato dal primo momento come istituto anomalo e anti democratico, un grande favore ai Cinque stelle. E non ci sarà il tempo per la Corte costituzionale di correggere l’errore. Se per un punto Martin perse la cappa il rischio è che per venti punti qualcuno nel Pd abbia perso la testa…

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