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Da il Resto del Carlino. Le crepe di Reggio di Mauro Del Bue: Da Palazzo Allende all’ex Intendenza di finanza

5 maggio 2017 92 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ma le province sono state abolite? In una legge sfornata dal nostro Delrio pareva di sì, anche se a ben vedere si eliminavano solo i Consigli provinciali elettivi (oggi le Province sono diventate un ente di secondo grado e le giunte, chiamate direttivi, e gli stessi presidenti vengono eletti dall’assemblea dei consiglieri comunali). Sono stati tolti finanziamenti anche se restano poteri e spese soprattutto per ciò che riguarda le strade e l’edilizia scolastica. Non é da oggi che anche il nostro presidente Manghi si lamenta perché non ha fondi a sufficienza. Resta il fatto che col risultato del referendum costituzionale le province restano in Costituzione e si dovrà pur provvedere a farle vivere. Nel frattempo, probabilmente a causa dei fondi che mancano, sta andando in putrescenza lo storico Palazzo ducale, poi intestato a Salvador Allende, il presidente socialista cileno ammazzato durante il colpo di stato militare del settembre del 1973. La facciata posteriore di Palazzo Allende, ex palazzo Ducale, quella che dà su via Berta, é fortemente deteriorata e presenta escoriazioni e ferite che ricordano proprio il palazzo de la Moneda di Santiago dopo i bombardamenti. Come per il palazzo del Comune, qui non si tratta di richiamare i privati al dovere della manutenzione. Il cartellino rosso é decretato a un ente pubblico. Anche perché l’edificio di prolungamento di palazzo Allende, quello dove ha sede la Prefettura, é stato anche recentemente ristrutturato e si presenta, tranne un breve tratto lungo il Corso della Ghiara, nella parte bassa dell’edificio ancora scrostata, in buone condizioni. I paragone é troppo squilibrato a svantaggio della Provincia di Reggio. In via di Santa liberata questo deterioramento si sposa con quello del palazzo dell’ex intendenza di finanza che sconfina sulla via Emilia, per anni transennato, oggi vuoto e del quale é stato rifatto il solo tetto pericolante. La via si presenta cosi come una delle più derelitte, e si parla di una strada che si affaccia al Corso della Ghiara, dove palazzo Allende si erge prospiciente la seicentesca omonima basilica eretta a cavallo tra sedicesimo e diciassettesimo secolo dopo il presunto miracolo che diede la parola a un muto. Non si tratta di un edificio qualsiasi. Il palazzo ducale di Reggio Emilia ha una storia antica. Sorge nelle forme odierne solo a partire dal XVIII secolo. Una parte dell’edificio, quello ove ha sede la Provincia e quello ove risiede la Prefettura, compreso tra corso della Ghiara, via San Pietro Martire e via Berta, era un’unica struttura edilizia ove aveva sede il convento delle Monache di San Pietro Martire, fondato nel 1260. L’altra parte, quella compresa tra Corso della Ghiara e via Liberata era composta da piccole case di stile medioevale. Basse, al massimo due piani, facevano da confine col vecchio corso del Crostolo che fino al medioevo scorreva lungo quel che poi si chiamò, per via della ghiaia del torrente, proprio corso della Ghiara. Ricorda l’architetto Baricchi che “Il 19 maggio 1783 con decreto del Duca Francesco III il Monastero di S.Pietro Martire viene soppresso”. Alla fine del 1786 il nuovo palazzo poteva considerarsi ultimato e vi prese posto il Comandante delle armi. Con l’occupazione napoleonica nel 1802 divenne poi sede dei prefetti e con la successiva Restaurazione fu sede del duca estense di Modena e Reggio nelle sue permanenze reggiane. Non contento dello spazio il duca incaricò, poi, l’architetto Domenico Marchelli, quello a cui si deve lo stabile dell’ex Caserma Zucchi e precedentemente Foro Boario, di aggregarvi anche la parte verso la via Emilia con l’apertura della nuova via di Santa Liberata. Marchelli disegnò anche il nuovo giardino interno e il nuovo palazzo, da via di Santa Liberata a via San Pietro Martire, divenne realtà. E’ quello che conosciamo oggi, più specificatamente determinati dopo la soppressione dell’oratorio di Santa Liberata del 1911. Che peccato però questo deterioramento, che assomiglia a quello della parte posteriore del Vescovado che già abbiamo descritto. Queste crepe, se vi aggiungiamo quelle prodotte nell’attiguo palazzo statale dell’Intendenza di Finanza, producono un’immagine sciatta e trascurata della nostra città. Parliamo di tre luoghi pubblici (se tale vogliamo annoverare anche quello che al vescovo di Reggio fa riferimento). Mancanza di risorse? Eppure il Duomo é stato recentemente oggetto di un costosissimo e preziosissimo restauro interno in larga parte finanziato dai privati. Cosa significa questa concentrazione di risorse solo sugli interni nella più più completa indifferenza agli esterni, gli unici che si vedono e si possono gustare passeggiando per le vie e visitando la città? Questo atteggiamento riguarda tutti. Pare quasi un vizio dei reggiani. Se sfogliamo i libri che raffigurano gli spazi interni dei palazzo storici, notiamo come le scale, i muri, le stanze, i quadri, i mobili, i tappeti siano in uno stato magnifico, ottimamente custodito e mantenuto e tutto questo, se rapportato alla condizione esterna degli stessi edifici, penso a palazzo Ruini e a palazzo Malaspina, ma questo vale anche per palazzo Allende, oltre che per il Vescovado, stona maledettamente. Interni lussuosi e altisonanti. Facciate decrepite. Mi dissero una volta che contrariamente ai parmigiani i reggiani erano restii a mostrare la loro ricchezza che preferivano nascondere (lugàr). Può essere ancora questo l’atteggiamento che ispira l’indifferenza verso la facciata dei reggiani anche più illustri e perfino delle istituzioni civili e religiose? Se cosi, come tutti i vizi, vedasi quello del fumo, anche questo va immediatamente curato e guarito. Fa male, non so se alla salute. Ma certamente alla città.

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