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A proposito di Rosatellum

19 maggio 2017 94 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dunque il Pd ha finalmente rotto gli indugi presentando una proposta di legge elettorale che é già stata definita, dal cognome del suo ispiratore, il “Rosatellum”. Lo ha fatto l’on. Fiano, il deputato milanese di origine ebraica, molto vicino a Matteo Renzi, nell’apposita commissione del Senato. Vediamo cosa convince di questa legge e cosa invece la rende criticabile. Molte sono le novità che vanno nella direzione da noi auspicata. Innanzitutto l’introduzione delle coalizioni e il conseguente superamento del premio di lista. L’introduzione del maggioritario al 50 per cento rende poi inevitabile l’abrogazione di qualsiasi premio. Il maggioritario è di per sé premiante o penalizzante al di là delle percentuali ottenute. Il Psi aveva del resto proposto una legge simile al Mattarellum, e questa lo é. Si tratta di un simil Mattarellum dove il proporzionale passa dal 25 al 50 per cento.

Un altro aspetto positivo é la separazione netta tra quota maggioritaria e quota proporzionale. In quest’ultimo voto si possono cioè presentare liste che poi si aggregano nel maggioritario attraverso coalizioni di simboli. Senza scorporo però, e questo può risultare dannoso per i piccoli partiti (in questo caso piccoli, ma con percentuali superiori al cinque per cento), che con lo scorporo potevano acquisire maggiori vantaggi. Restano due osservazioni critiche. Una riguarda lo sbarramento della quota proporzionale che viene portato al 5 per cento, l’altra lo spettro delle liste bloccate che ritorna, dopo la bocciatura del Porcellum, in formato mignon, secondo i rilievi della Consulta.

Si tratta dell’ennesimo sistema solo italiano, un altro Italicum, come del resto erano sia il Mattarellum, sia il Porcellum e sia l’Italicum uno. Non é il sistema tedesco, che é sì per metà uninominale maggioritario, ma subordinato al calcolo proporzionale, non è il sistema francese, uninominale maggioritario a due turni, non è l’inglese uninominale maggioritario a un solo turno, non è lo spagnolo, proporzionale con piccolo collegi e conseguente sbarramento alto. E’ per ora un sistema che trova il consenso di Pd e Lega. Del Pd, perché ritiene che sul maggioritario i Cinque stelle perdano punti coi loro candidati semisconosciuti e che, col 5 per cento sul proporzionale, si sbarri la strada agli scissionisti. Della Lega perché, nel maggioritario almeno, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia siano obbligati a presentarsi con un unico candidato, motivo questo dell’obiezione di Berlusconi. Fuoco e fiamme, per ovvii motivi, invece, sono esplosi in casa bersaniana e silenzi sospetti dalle parti del centro alfaniano.

Veniamo a noi. E’ evidente che i collegi uninominali di coalizione avvantaggino i piccoli partiti soprattutto nelle situazioni dall’esito incerto. E che si formi dunque una coalizione riformista nei collegi uninominali non può che essere vista con favore e anche con soddisfazione. Resta il fatto che sulla quota proporzionale non potremmo, neppure con lo sbarramento al tre, e men che meno con quello al cinque, presentare liste di partito o di sola unità socialista. E allora dovremo pensare a una triplice eventualità. La prima é rifare quel che é già stato fatto nel 2013, quando lo sbarramento peraltro non c’era. Ma credo che, se questa fosse la scelta, allora tanto varrebbe fare un’operazione politica di adesione. La seconda é aspettare Pisapia che vorrebbe, non so con quale delega ricevuta, federare il centro-sinistra organizzando una lista alleata col Pd. La terza é mettere in campo quell’alleanza liberalsocialista della quale più volte ho trattato, mettendo anche in conto di non superare lo sbarramento, ma seminando un progetto per il futuro. Il Rosatellum é ben lungi dall’essere in prossimità del via libera parlamentare. Vedremo cosa ci aspetta. L’importante é prepararci, parlo di noi socialisti, e non attendere troppo. L’approvazione delle leggi, in un sistema che resta bicamerale, ha i suoi tempi. Quelli della politica, anche della nostra, devono essere più veloci.

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