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Caos agitato

8 giugno 2017 176 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

E così la legge simil tedesca è morta. A ucciderla è stato un emendamento della Biancofiore, stanca della supremazia della Sud Tirol nella sua regione e firmataria dell’emendamento che importa nel suo territorio le norme nazionali. i Cinque stelle hanno votato a favore e qualche franco tiratore ha dato una mano. Così l’emendamento é passato e l’accordo della Quadruplice alleanza è andato in frantumi. Il Pd ha subito decretato la fine dell’alleanza e della sua legge. Per Renzi “dei grillini non ci si può fidare”.

L’iter della legge é stato bloccato. Il capogruppo del Pd alla Camera ha subito chiesto che il testo ritorni in Commissione. Adesso cosa accadrà? Difficile pensare a un nuovo accordo di larghe intese. Infatti subito si è sfilata la Lega, che ha chiesto un decreto per armonizzare le due leggi (del Senato e della Camera), le dimissioni di Gentiloni e il voto a settembre. Con quale legge, però? Pare al momento che la legge più probabile sia l’Italicum com’é uscito dalla Consulta, cioè a un turno, con sbarramento al tre per cento e un premio di maggioranza al 40. Resta il Senato dove si prevedono le coalizioni (la legge è il Consultellum), lo sbarramento all’8 per cento regionale per le liste non coalizzate e il tre per quelle coalizzate.

Si potrebbe estendere la legge per la Camera al Senato con lo sbarramento al tre, soprattutto se ci sarà un decreto governativo, e al governo c’è Alternativa popolare. Più complicato ma possibile una legge da Nazareno due, facente perno solo su Pd e Forza Italia. E questa dovrebbe essere non dissimile da quella bloccata oggi. Resta una amara considerazione sul livello raggiunto da forze politiche allo sbando, e non parlo solo dei Cinque stelle. Il Pd alla Camera dispone infatti ancora di un esagerato numero di seggi, nonostante la scissione. Con la sola Forza Italia ha una maggioranza assoluta solida. Il caos regna sovrano con Orlando che rilancia una proposta maggioritaria, gli scissionisti che si fregano le mani e Renzi che non sa a che santo votarsi. Tutti, cioè oltre l’80 per cento dei deputati, fanno parte di partiti che vogliono votare a settembre. Che la maggioranza di loro non sia dell’avviso?

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