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Perché tra Pisapia e il Pd dobbiamo esserci noi

21 luglio 2017 83 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Cerchiamo di fotografare la situazione del centro-sinistra e le possibili, ma non certe, evoluzioni dei meccanismi elettorali. Sul fronte “sinistro” é in atto il tentativo di reductio ad unum dei partiti, movimenti e sigle che oggi pullulano come non mai. Se espungiamo quelle esplicitamente comuniste troviamo Sinistra italiana, con gli ex Sel più Fassina, D’Attorre e i primi fuorusciti dal Pd, il movimento Possibile (aggettivazione italiana del verbo Podemos d’impronta spagnola) di Pippo Civati, Articolo 1-Movimento dei democratici e progressisti degli ultimi scissionisti ex pidini D’Alema-Bersani-Speranza-Rossi, il tandem Falcone-Montanari, quelli per intenderci del Brancaccio, che però non accettano altra supremazia della loro e contestano quella eventuale di Pisapia. Infine l’ex sindaco di Milano col suo Campo progressista, nel quale pare convivano esponenti della sinistra ma anche del centro, come Tabacci e Sanza.

Quello di Pisapia é un caso a parte. Sarebbe sua intenzione, in realtà, non tanto fare da new Vinavil dell’area che si colloca a sinistra del Pd, in funzione di una magnifica quanto pericolosa battaglia a perdere, ma piuttosto di proporsi come federatore del centro-sinistra tutto, Pd compreso. Ma il Pd di Renzi finora non ci sente, mentre nel Pd più forti paiono le voci, non solo quelle della minoranza orlandian-cuperliana, ma anche dello stesso Franceschini, che ipotizzano una nuova coalizione di centro-sinistra. Dalle proposte di modifica della legge elettorale si misureranno la volontà di aprire a una coalizione (col premio di coalizione appunto) o di mantenere la situazione attuale (col premio alla lista). In quest’ultimo caso Pisapia potrà solo o confluire nel nuovo soggetto di sinistra o ritirarsi nel suo studio a Milano.

Sembrerà paradossale ma mentre a sinistra, soprattutto da parte di Bersani e Speranza, e con propositi diversi di Pisapia, si ipotizza un nuovo rapporto col centro, con rinnovato spirito ulivista, si dice anche su sollecitazione di Prodi, il Pd resta immobile e con Orfini demonizza la riflessione sulle alleanze aperta da Franceschini, mentre oggi Renzi parla di messaggio veltroniano (il partito a vocazione maggioritaria?). Le cose non sono destinate a rimanere ferme. I sondaggi parlano di un Pd in caduta libera, prossimo ormai a scendere ai livelli del 2013, che costarono la testa di Bersani. Una coalizione di diversi soggetti può rendere il centro-sinistra ancora competitivo, l’isolamento renziano rischia di portarlo alla sicura sconfitta. E credo che ben difficilmente il Pd potrà governare con Berlusconi, col centro-destra che va a gonfie vele, ma soprattutto su spinta leghista.

C’é un problema che riguarda prima del centro-sinistra e del centro-destra la prospettiva di governo dell’Italia. Il rischio che possa finire nelle mani del populismo-sovranista di Salvini-Grillo non é certo scongiurato. Il centro-sinistra e il centro-destra trovino un’intesa su una legge elettorale che reintroduca le coalizioni. E il Pd stringa un patto con Pisapia mettendo a disposizione lo strumento delle primarie per la scelta del candidato leader. Si vedrà chi potrà ottenere il maggior consenso tra Renzi e Pisapia, senza dimenticare Gentiloni, che in questo momento ottiene il maggior gradimento degli italiani. Penso che questa proposta debba avanzare il nostro partito, magari coinvolgendo in una grande manifestazione nazionale il Pd, Pisapia e la Bonino, la stessa Alternativa popolare. Quattro interlocutori fondamentali di una opportuna e giusta prospettiva politica.

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