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I meriti e i bisogni per una lista competitiva

4 novembre 2017 86 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Si terra venerdì e sabato a Milano il convegno socialista sui meriti e i bisogni a trentacinque anni dalla conferenza della prima Rimini. Non dovrà essere una cerimonia e men che meno il revival di quel che fu la Rimini del 1982, con al suo centro l’intervento di Claudio Martelli che teorizzò la strategia programmatica socialista come un’alleanza tra il merito e il bisogno. Allora si trattava di un’autentica eresia. Il socialismo non aveva mai configurato il merito come una dimensione che gli apparteneva. Al massimo, gia con Togliatti, aveva lanciato, a partire dall’immediato dopoguerra, l’alleanza della classe operai coi ceti medi, mentre il Psi della seconda metà degli anni settanta, aveva considerato, grazie ai contributi degli intellettuali di Mondoperaio, come imprescindibile il pluralismo politico dal pluralismo economico.

Martelli, con una visione né classista, né materialistica, avanzò la presenza nella società di due nuove categorie, che potevano trovarsi nelle diverse classi sociali. Quella del bisogno (oggi non è solo dei disoccupati, dei pensionati sociali, degli esodati, degli immigrati disperati, ma anche di intere fasce di occupati al minimo, di commercianti, artigiani, imprenditori perseguitati dalla crisi) e quella del merito (oggi potremmo dire tipica di giovani tecnici costretti purtroppo ad emigrare, di ricercatori, di creatori d’impresa, produttori di ricchezza e di lavoro). E quel che Martelli volle intuire è che il merito e il bisogno dovevano allearsi, in un intreccio tra dimensione pubblica e privata, che oggi si rivela quanto mai indispensabile, alla luce della crisi dello stato sociale, per costruire la società solidale.

Si tratta di idee che poi hanno fatto strada, di proposizioni che non solo oggi non destano scandalo a sinistra, ma che vengono più o meno accettate da tutti. Resta un interrogativo. Perché, nonostante le conferenze programmatiche seguenti, anche da parte dell’odierno Pd, mai é stata delineata con la stessa efficacia una diagnosi altrettanto convincente e suggestiva nonché una terapia altrettanto efficace. Se questa classe politica elabora, tra le altre, la sola teoria della rottamazione, ciò la dice lunga sulla diversa statura, politica e culturale, del vecchio Psi rispetto ai partiti di oggi. A Milano cercheremo, cercherò nella relazione che mi è stata affidata, di inserire nella vecchia strategia i nuovi contenuti che attengono alla globalizzazione, alla finanziarizzazione, all’immigrazione, all’europeizzazione, all’emergenza ambientale, che appartengono ai nostri giorni.

Tutto questo può essere molto utile in previsione del nuovo raggruppamento politico ed elettorale che é in via di formazione, perché una nuova lista per le elezioni del 2018 non può prescindere dalla divulgazione di contenuti comuni. Ho gia tentato di riassumerli in una nuova triade che potremmo definire quella delle tre E: equità, ecologia, Europa. Aggiungendoci quella più tradizionale del nostro mondo e cioè la libertà. Dopo il convegno dell’Ergife e il congresso dei radicali di Emma Bonino, sono arrivati i placet di Nencini per il nostro partito e di Bonelli per i Verdi. Proprio oggi lo stesso Pisapia ha annunciato una possibile intesa col suo Campo progressista. Penso che l’appuntamento indispensabile sia quello di una grande convention comune da convocare, dopo gli organi dei vari soggetti politici, alla fine di novembre. Può nascere davvero un’intesa che prefiguri la presentazione di una lista di grandi potenzialità politiche ed elettorali.

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