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L’errore

15 gennaio 2018 191 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Mentre infuria la polemica delle ugole, e si parla della Berti e della Zanicchi, e ovviamente anche su questo il Pd si divide con l’oppositore Cuperlo che intima, parafrasando uno slogan anni sessanta “Giù le mani da Orietta Berti”, Renzi e Berlusconi si uniscono all’insegna del “pericolo grillino”. Per Silvio i Cinque stelle son peggio dei vecchi comunisti e per lui, paradosso dei paradossi, sarebbe pronta una dacia in Russia in caso di trionfo di Di Maio, mentre Renzi, che per dare dell’incompetente al candidato premier dei Cinque stelle riscopre una pagina di Benedetto Croce, “in politica l’onestà é la competenza”.

Chi scrive pensa che un governo Cinque stelle sarebbe una sciagura per l’Italia e aggiunge che dopo un paio d’anni gli italiani non solo si pentirebbero della loro preferenza, ma costringerebbero il governo alle dimissioni, sulla spinta dell’Europa, in un revival di 2011. Pur tuttavia ho seri dubbi che demonizzare i Cinque stelle serva a scongiurare la loro prevalenza. E questo per due ordini di motivi. Il primo é, diciamo così, di ordine storico. Per oltre quarant’anni gli altri partiti, e spesso a ragione, hanno condotto crociate contro i comunisti. Eppure il Pci é gradualmente ma ininterrottamente aumentato in consensi dal 1946. E questo nonostante lo stalinismo e la rivolta ungherese. Demonizzare anche a più voci un’opposizione finisce per rafforzarla perché quest’ultima viene ritenuta la più osteggiata e dunque la più puntuale e incisiva.

Ma c’é un secondo ordine di motivi. E si tratta di quelli politicamente più attuali. Attaccare più o meno con gli stessi termini la falange grillina presenta Pd e Berlusconi come una cosa sola, un fronte compatto e omogeneo che si pone un unico obiettivo e cioè la sconfitta del terzo incomodo. Oltre a mostrare i due poli, quello di centro-sinistra e di centro-destra, come conseguenti e logici alleati dopo il voto, questo recitare gli stessi versi può creare scompiglio nell’elettorato degli uni e degli altri. Chi in questi anni non ha mutato il suo vecchio antiberlusconismo può trovarsi spiazzato nel registrare che con Berlusconi esiste un obiettivo comune, chi ha fatto dell’anti post comunismo il suo cavallo di battaglia può faticare ad adeguarsi allo scambio di avversario.

Non sarebbe meglio, questa é la mia opinione, che i due poli, tradizionalmente alternativi, si sfidassero anche reciprocamente? Non per alimentare il pericolo grillino, ma per smitizzarlo e per compattare i rispettivi elettorati. Non credo sia sfuggito a nessuno che nelle elezioni comunali, e questo é avvenuto in tutti i ballottaggi, quando al secondo turno la scelta é stata tra un candidato di uno dei due poli tradizionali e uno di Cinque stelle, l’altro polo (sia quello di centro-sinistra o quello di centro-destra non importa) ha preferito accordare la sua preferenza al grillino di turno. Sarà difficile impostare una campagna dimostrando invece che l’avversario é quest’ultimo e quello di sempre è il male minore o addirittura un alleato domani.

Mauro Del Bue
Mauro Del Bue
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