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Resistenza liberale

29 agosto 2018 116 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Siamo al completo stravolgimento della collocazione italiana in Europa e nel mondo. Salvini é con Orban, un leader di uno stato autoritario che chiama coerentemente Democrazia illiberale, il governo appoggia il gruppo di Visegrad (Cechia, Polonia, Slovacchia e Ungheria), ma soprattutto un altro regime illiberale, quello di Putin. Siamo diventati un paese dell’Est. D’altronde se Orban era un dirigente della gioventù comunista ungherese, Salvini non era un comunista padano? A quando la reazione dei veri liberali? A quando la Resistenza liberale? Si stanno cancellando i valori dell’89 nell’indifferenza generale. Loris Fortuna, se tu ci fossi ancora, dopo il discorso di Orban di ieri, inorridiresti. E con te tutti i liberali e i socialisti. Invece si dorme.

Riassumiamo gli sgarbi alla democrazia italiana avvenuti in pochi mesi. Il governo, si dice, eletto dagli italiani, viene composto da due liste (M5S e Lega) che in campagna elettorale si erano duramente contrapposte. Potremmo parlare di una truffa, anche se non è la prima volta che avviene. Al momento della formazione del governo, vengono negate le prerogative che la Costituzione assegna al presidente della Repubblica, si apre un conflitto istituzionale di una violenza mai verificatasi precedentemente, due partiti (M5S e Fratelli d’Italia) dichiarano la loro decisione di iniziare l’iter per la messa sotto stato d’accusa del presidente, poi improvvisamente tutto si placa, i due partiti si rimangiano quel che avevano detto e il governo prende avvio.

Il presidente del Consiglio, l’avvocato Conte, non solo non è stato eletto parlamentare, ma, contrariamente a Ciampi, a Dini, a Renzi, é uno sconosciuto che non ha mai rivestito alcun incarico pubblico. Unico suo merito è quello di interpretare un ruolo di sintesi tra le attese di Salvini e di Di Maio. Per la prima volta in Italia non é il presidente a proporre i suoi vice, come vorrebbe la Costituzione, ma sono i suoi vice che propongono la nomina del presidente. Tra le deleghe distribuite fa un certo clamore quella per la democrazia diretta. Un esponente della democrazia rappresentativa che lavora per un’altra democrazia? Non è un caso che i due leader autentici del primo partito italiano annuncino in altrettante interviste che la democrazia rappresentativa va superata e che il Parlamento potrebbe essere non più eletto, ma estratto a sorte. La reazione a questo vulnus gravissimo della nostra storia repubblicana non si vede. I vari Zagrebelsy che avevano inneggiato alla Costituzione intangibile a fronte del referendum di Renzi, si tappano orecchie e si bendano gli occhi.

Il primo atto del nuovo governo é il rifiuto di una imbarcazione con poche decine di migranti, l’Aquarius, che poi troverà accoglienza in Spagna dopo l’intercessione del presidente socialista Sanchez, atto che darà fiato alle trombe dell’uomo forte, coi pugni sul tavolo nel mare e in Europa, ma che deve solo ringraziare il suo predecessore se gli sbarchi dal gennaio sono diminuiti dell’85%. Come é noto in Italia quando il governo giallo-verde si è installato non si era in presenza di alcuna invasione, tanto che gli immigrati regolari in Italia sono solo l’8%, molto meno dele percentuali di paesi come la Germania, il Regno unito, il Belgio e altri, e gli irregolari poche centinaia di migliaia. Contemporaneamente con un blitz la Camera introduceva il riconteggio contributivo dei vitalizi degli ex deputati che non si applica per nessun altro pensionato e nemmeno per i senatori.

Dopo il cosiddetto Decreto dignità, che ha suscitato proteste anche in larghi settori della Lega, con l’illusione che rendendo più problematici i contratti a tempo determinato si aumenteranno quelli a tempo indeterminato, il crollo del ponte Morandi ha riproposto drammaticamente il tema delle grandi opere che i grillini hanno bloccato e intendono continuare a bloccare. A partire proprio dalla Gronda di Genova che Grillo s’intestardisce a contestare, per finire con la Tav Torino-Lione in via di definizione ma che si intende ridiscutere, e con la Tap, il grande gasdotto che renderebbe noi e l’Europa più autonomi da Putin. Sull’Ilva invero curioso l’atteggiamento di Di Maio che prima sottopone il progetto Calenda all’avvocatura di stato, poi, nonostante alcuni rilievi di irregolarità, lo preserva perché conveniente. Ma se é conveniente perché rivolgersi all’avvocatura? Infine le vicende della nave Diciotti con Salvini che contrasta non solo qualsiasi sentimento umanitario, ma anche la legge e la Costituzione italiana. Son trascorsi meno di tre mesi e i disastri non sono trascurabili. Di fronte a noi il pericolo di un profondo deragliamento democratico cresce di giorno in giorno. Vedremo cosa accadrà tra poche settimane all’economia italiana, fino a che punto la responsabilità di Giovanni Tria avrà il sopravvento. Intanto 200 miliardi di investimenti stranieri hanno lasciato il nostro paese in soli due mesi. Da oggi ognuno è meno libero, cito al contrario Nenni, e forse più povero?

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