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E’ l’ora dei liberalsocialisti

24 settembre 2018 199 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Mentre certo Rocco Casalino minaccia i tecnici del Ministero dell’Economa, colpevoli di attenersi ai numeri della realtà e non a quelli del desiderio e Di Battista, l’esule pagato da Mondadori, aumenta la dose invitando il governo a licenziarli, mentre ancora non si trova l’accordo per il ponte crollato e si accusa l’Europa (ci mancava) per i ritardi del governo, mentre Berlusconi accusa i Cinque stelle di essere peggio dei comunisti ma non rompe con Salvini, suo alleato, mentre il Def appare ancora indecifrabile e per ora segnato da tensioni e da scontri tra i due partiti di governo e tra loro e il ministro Tria, l’area riformista tace. Il Pd fissa per gennaio le primarie e a non si sa quando il congresso. Tutto si muove coi tempi dell’ordinaria amministrazione.

Siamo in una fase normale, possiamo considerare la situazione italiana e le tensioni che ovunque si manifestano in Europa come segnali che non destano alcuna preoccupazione? Oggi Angelo Panebianco coglie nel segno. E si chiede cosa sarà di noi se nella prossima primavera a prevalere in Europa saranno le tendenze cosiddette sovraniste e populiste. E se poi analogo risultato troverà adeguate conseguenze nelle elezioni dei vari stati. E risponde che se questo dovesse avvenire sarebbe la fine di qualsiasi percorso di integrazione europea, e l’inizio del ritorno ai vecchi stati sovrani, come auspicano gli stessi Trump e Putin. La fine dell’Europa segnerebbe il ritorno di una logica bipolare di dominio sui singoli stati, taluni più vicini agli Usa e taluni alla Russia e taluno a entrambi.

E’ evidente che la posta in palio oggi sia questa. O la creazione dell’Europa politica o la fine di ogni progetto di integrazione europea e il ritorno alla subordinazione politica e oggi soprattutto economica ai vecchi padroni. Di Europa politica, parlo, giacché quella solo monetaria, dei vincoli e dei patti di stabilità che hanno considerato spesa anche gli investimenti che creano lavoro e Pil, non ha retto, ne poteva reggere, alla disgregazione e alla protesta, poi sconfinate, grazie all’incapacità di far fronte unico al tema dell’immigrazione, nel sovranismo e nel populismo. E che potremmo definire anche neo nazionalismo e qualunquismo, valori dei quali la Lega (sì proprio la Lega che sputava sul tricolore paragonandolo a carta igienica) e Cinque stelle sono espressione italiana.

C’é solo un modo per rilanciare una speranza di vittoria delle forze europeiste e riformiste: la piena consapevolezza della drammaticità del momento e della necessità della più ampia e solidale alleanza tra di loro. E’ per questo da condividere l’intenzione di creare un fronte unico che vada da Macron a Tsipras, passando attraverso socialisti e popolari non orbaniani, anche se spesso liste uniche portano a risultati inferiori a quel che portano liste separate. Non entro nel merito delle tattiche. Avremo un po’ (non molto) tempo per affrontare l’argomento. Certo in Italia l’area di opposizione assomiglia a un prato rasato e rinsecchito, coi due maggiori partiti di opposizione ancora intenti (tranne Renzi) a stringere l’occhiolino chi all’uno chi all’altro partner di governo, e finendo cosi per favorire entrambi.

Non si può attendere il Pd come fosse Godot nel dramma teatrale di Samuel Beckett. Ben venga il suo congresso, ben venga il suo rinnovamento, ben venga il cambio del suo nome. Ma non si può aspettare che il travagliatissimo parto si inveri. E’ ora che le forze liberalsocialiste, il Psi, la Bonino, i radicali, i verdi, lo stesso Calenda se se la sente, e chi con lui, assumano un’iniziativa politica forte. Occorre dare la sveglia con un progetto di nuova Europa, di forte contestazione del governo Salvini-Di Maio, di costruzione di un ampia alleanza di soggetti, con il lancio provocatorio di una chiara richiesta al Pd di uscire dal silenzio dei colpevoli. Non é più il tempo di chiudersi in un recinto né di crearne uno nuovo. Mi hanno insegnato che in politica ognuno deve fare quel che può, come diceva il vecchio Nenni, e poi avvenga quel che deve. Credo che mai come oggi non basti più criticare il Pd, occorre assumere un’iniziativa politica. Non domani. Adesso.

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