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La bacchetta magica di Di Maio

29 settembre 2018 125 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Difendere i poveri, e un socialista può essere contrario? Ma nessuno è arrivato alla presunzione che con una legge si abolisce la povertà. Evidentemente quella del taumaturgo Di Maio è smisurata. Alla stregua del mago Otelma promette di far sparire tutti i poveri. E poi di resuscitarli benestanti. La sua arte é assai più complicata di quella berlusconiana che vaticinava meno tasse per tutti e un’attività di operaio per sé. Così oggi pare che per abolire i poveri sia necessario indebitare di più tutti gli italiani. Cioè lo Stato. Attenzione, però. Non con nuovi investimenti che producono Pil e lavoro, e dunque abbassano il rapporto deficit-Pil, ma aumentando la spesa corrente.

Ma sì, meno introiti fiscali, pensioni con meno anni, un reddito per chi non lavora. Con quali risorse? Tagliando spese inutili e improduttive? Nient’affatto. Solo aumentando il deficit per tre anni. La previsione, alla luce dell’andamento delle borse (oggi Milano a meno 4,6 e lo spread a 270), e della probabile bocciatura di Bruxelles, poi vedremo la reazione dei mercati, non lascia presagire nulla di buono. Avremo più disoccupazione e più poveri. L’intento si trasformerà nel suo contrario. Gli impegni europei della riduzione del deficit comportava uno O,8 per il 2019. Il ministro Tria, evidentemente in accordo con le autorità europee, in primis Draghi, era disponibile ad arrivare all’1,6, senza eccedere sul reddito di cittadinanza e agganciandolo a quello di inclusione, istituito dal governo Renzi, che non prescinde dall’Isee e dalle condizioni di vita (la casa in proprietà) degli interessati. Apriti cielo. La Lega, che pareva soddisfatta della Flat tax per le partite Iva (poi vedremo dove finiranno le varie agevolazioni fiscali) e di quota cento (somma di anni e di contributi) per andare in pensione, pare aver svolto un’azione di compensazione e di equilibrio. Tanto alla Lega e qualcosa anche ai Cinque stelle. Soddisfatti tutt’e due.

E’ così si é arrivata alla fatidica soglia del 2,4. Evviva. Gran festa dei Cinque stelle che davanti a Montecitorio hanno improvvisato un ritrovo gioioso con tanto di vu in segno di vittoria. Ragazzi che festeggiano l’aumento del deficit, ragazzi ottimisti sul futuro dell’Italia, ragazzi da prendere con le molle perché non si sono accorti del consistente e parallelo aumento di gas ed elettricità (dal 6 al 7 per cento) per le famiglie. Un governo deve fare le cose negli interessi dei cittadini, non necessariamente quelle che i cittadini chiedono. Nessuno pretendeva quattro punti in meno di scala mobile nel 1984, ma il decreto il governo Craxi lo emanò convinto di fare l’interesse dei lavoratori perché la conseguenza era la diminuzione dell’inflazione. E così avvenne. Un provvedimento che era contro le richieste dei lavoratori si trasformò in un fatto positivo per gli stessi lavoratori. Un governo non deve solo dare. Deve prevedere. Deve sapere, in questo caso, quale sarà il vero interesse dei più poveri. Dubito che questo governo di gioiosi festaioli abbia qualche attinenza con questa virtù.

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