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Giggino e l’aritmetica

30 novembre 2018 88 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Giggino Di Maio non ha tanto il problema del padre, ma dell’aritmetica. Ha recentemente confessato di aver fatto stampare cinque o sei milioni di card per rilasciare il reddito di cittadinanza. In tivù la sottosegretaria all’Economia Laura Castelli ha assicurato che il reddito arriverà a più di cinque milioni di italiani considerati in condizione di povertà. Facciamo innanzitutto un calcolo. Sono stati stanziati nove miliardi e, anche ammesso che la trattativa annunciata con Bruxelles li confermi (dubito, se si vuol trovare un’intesa), due dovrebbero essere impiegati per potenziare i Centri per l’impiego, che dovrebbero dotarsi, leggo, di veri e propri tutor ad personam, onde accertare che il beneficiario segua i corsi di preparazione al lavoro e non aggiunga altre occupazioni.

Resta un dato aritmetico non opinabile. E cioè che dividendo i rimanenti sette miliardi per cinque milioni di italiani il risultato dà 1.400 euro annui. Cioè 116 mensili. Non 780. E’ vero che non tutti hanno bisogno di 780 euro per arrivare a quella cifra, ma 116 sono la media, non il minimo contributo. Sic rebus stantibus vorrei consigliare Giggino a darsi una ripassata alle divisioni che si imparano in seconda elementare e ai giornalisti italiani di fare altrettanto. Ci sono molti zeri, ma non si tratta di un’operazione complicata. La verità, perché non siamo così velenosi da ritenere Di Maio così a digiuno nel calcolo, è che i beneficiari dei sette miliardi non possono essere cinque milioni e che questo, però, almeno per ora, non si può dire.

Si cercherà dunque di selezionare, di restringere, di promettere. E salterà fuori un gran pasticcio come sempre accade quando alle promesse non possono seguire i fatti. Il tema politico su cui si gioca l’elargizione del reddito è il tentativo dei Cinque stelle di frenare l’emoraggia di voti verso la Lega che tutti i sondaggi continuano a ritenere progressiva. Nella cosiddetta trattativa sui decimali con l’Europa, della quale ancora non si afferrano i contenuti, pare che l’unica cosa che a Di Maio prema davvero sia l’inizio di elargizione del reddito prima delle elezioni europee. In questo Di Maio si scopre renziano puro giacché intende copiare il presidente fiorentino che grazie agli ottanta euro riuscì ad ottenere oltre il 40% nel 2014. I voti non si comprano (una volta a Napoli il vecchio Lauro regalava una scarpa prima del voto e la sommava con la seconda solo dopo essersi accertato del voto e questo destava scandalo). Il calcolo era semplice: una scarpa più una scarpa uguale a due. Oggi si promettono soldi, in parte prima e in parte dopo il voto, sperando che nessuno sappia far di conto.

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