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Unità socialista e Rosa nel pugno

3 dicembre 2018 84 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il documento-appello lanciato a tutti i socialisti disponibili a rientrare nel Psi, e a partecipare a un congresso aperto e svolto sulla base del solo tesseramento del 2018, ben si sposa con la nuova unità coi radicali pannelliani disponibili a rinfrescare la Rosa nel pugno. Individuare tra questi due momenti una contraddizione (di metodo, di merito, non si capisce) rasenta l’assurdo.

Partiamo dall’unità socialista. E’ evidente che non può essere l’unità tra coloro che un quarto di secolo fa militavano nel vecchio Psi. Intesa in questo modo e già fallita nel 1999 e anche estendendola a chi non voleva rinunciare al socialismo europeo (il Pd nel 2007 non aderiva al Pes) non ha dato frutti nel 2008. L’intento é più limitato. In molti si lamentano, a ragione o a torto, di un recinto chiuso, di congressi blindati, di nomenclature inossidabili. Ebbene, togliamo ogni pretesto. Tutti i socialisti che intendono entrare nel Psi possono farlo semplicemente pagando la tessera del 2018, che darà diritto, essa sola, a partecipare al congresso, un’assise nella quale sarà possibile, senza sbarramenti, presentare documenti ed eleggere, anche a scrutinio segreto, i nuovi organi compreso il nuovo segretario, visto che Riccardo Nencini non ripresenterà la sua candidatura.

Ci sono socialisti che scelgono altre strade, altre collocazioni? Liberi di farlo, ma non perché sia loro preclusa la via dell’unità nell’unico partito socialista italiano, per quanto di dimensioni alquanto ridotte, oggi esistente. Al di fuori del Psi cosa c’é? Cos’hanno costruito coloro che in questi anni ci hanno abbandonato? Cominciamo coi tanti che dopo aver fatto parte della Costituente socialista del 2007 hanno levato le tende dopo la sconfitta del 2008. Dove sono finiti Boselli, Angius, Spini, Grillini (a lui un caldo abbraccio per le sue condizioni di salute assieme al mio grande amico Gianni De Michelis), Zavettieri, Rapisardi, Mancini e potrei continuare. Hanno forse costruito un partito socialista più forte? E che dire di Di Lello e Di Gioia che ci hanno abbandonato dopo essere stati eletti alla Camera grazie al Psi? Neppure ricandidati dal Pd. E Risorgimento socialista, con Bartolomei e Benzoni? Alle ultime elezioni questo movimento ha aderito a Potere al popolo coi neo comunisti. E i compagni di Area socialista, poi Socialisti in movimento, che si aspettavano ben altra disponibilità dalla nuova LeU? Alcuni sono rientrati.

E’ vero, ci sono circoli e associazioni, c’è anche un tentativo di formare un nuovo soggetto politico socialista da parte di qualche compagno che stava con noi e che, dopo l’assemblea di Livorno, ha dato appuntamento alla Mecca socialista di Rimini. L’appello all’unità vale anche per loro, visto che da soli non andranno da nessuna parte, senza nessuno nelle istituzioni nazionali, regionali, locali, senza un progetto chiaro e un soldo. Poi c’è una convinzione illusoria che continua a manifestarsi qua e là. E cioè che esista un popolo socialista, addirittura più consistente fuori dal Psi di quello racchiuso nei suoi confini. Se fosse vero non si capisce perché questo popolo non si sia dato un partito più forte del nostro Psi o perché mai costoro non abbiano votato Psi nemmeno quando i socialisti, come nel 2008, scelsero coraggiosamente di rifiutare i posti nelle liste del Pd correndo in splendida autonomia. Nessuno risponde mai a questa considerazione elementare.

Unità dei socialisti disponibili, dunque, ma non basta. Nei nostri documenti abbiamo proposto un’alleanza europeista, che non si distacca granché dal fronte repubblicano di calendiana memoria. I primi a offrirci la loro disponibilità sono stati i compagni radicali. Parliamo del Partito radicale, che ha sede in via Torre Argentina e dispone della Radio e come lista Pannella del simbolo della Rosa nel pugno, l’unica felice intuizione dello Sdi boselliano. Dovevamo dir di no? Non dovevamo accettare e apprezzare questa apertura verso di noi da parte di compagni che sono stati al nostro fianco anche quando Emma Bonino ci discriminava? Sî ma, si dice, questo non basta. E chi sostiene che basti? La Rosa nel pugno é solo un primo approdo verso un’alleanza più grande, in grado alle Europee di conseguire un risultato soddisfacente. Non é un partito e non è neanche una lista elettorale. E’ una prima unione di soggetti simili verso una nuova unione allargata a partiti e movimenti laici, liberali, libertari, ambientalisti, democratici, che combattono per gli Stati uniti d’Europa e per un’Italia europea. C’é qualcuno che arriccia il naso? Usi il cervello e ci suggerisca un’idea migliore.

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