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Quel nostro fratello ucciso

17 Dicembre 2018 357 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sono stato profondamente colpito dalla morte di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista che seguiva i lavori del Parlamento europeo, innamorato dell’Europa e che il barbaro cecchino dell’Isis ha colpito con un proiettile alle nuca mentre stava godendosi una passeggiata tra le vie della città di Strasburgo assieme ad alcuni amici. Speravo ancora fosse possibile un miracolo, ma la speranza già era stata sepolta dopo le crude e tragiche parole della madre, riferite poi dall’on. Borghezio. Evidentemente il terrorismo jidahista, nonostante la conquista dei territori occupati dall’esercito nero, grazie all’avanzata dei curdi, degli iraniani, col supporto degli americani, non é sufficiente per gridare vittoria.

Lasciamo perdere, non dovremmo, la ricompensa che i curdi hanno ricevuto dopo l’eroico loro comportamento tenuto in battaglia, ma certo esistono ancora enclave, soprattutto in territorio francese, dure a morire. Certo si tratta di colpi di coda individuali o di gruppi ristretti che poco o nulla hanno a che fare con una direzione, costituita dal governo di uno stato, che giustamente é stato sottratto a chi abusivamente lo deteneva e che consentiva non solo di programmare e pilotare gli attentati in Europa, ma anche di finanziarli attraverso la vendita del petrolio.

Il nuovo terrorismo è un “fai da te” non meno pericoloso e anche più difficilmente individuabile. Occorre la massima mobilitazione delle intelligence (inutile ripetere che ne occorrerebbe una unica europea), ma anche delle singole polizie nelle carceri e anche in alcuni luoghi di culto per conoscere gli individui in via di radicalizzazione. Evidente, su questo Salvini ha ragione, che chiunque inneggi al terrorismo omicida, anche via Internet, debba essere punito. Lo prevede la legge laddove ne prescrive il reato di apologia. Un altro italiano é stato colpito a morte. Non è il primo. Eppure l’Italia, e non solo il suo governo, mi pare distratta. I francesi per l’ennesima volta hanno rilanciato il loro patriottico senso della libertà illuminista intonando la Marsigliese. Noi, di fronte al nostro martire, dovremmo unirci tutti con Fratelli d’Italia, composto da un giovanissimo patriota che morì a nemmeno vent’anni nella difesa della Repubblica romana. Giovane anche più di Antonio, che credeva alla democrazia e agli stati uniti d’Europa. Ucciso dal fanatismo di chi vuole imporre con l’omicidio gli stati uniti dell’Isis, grazie alla jihad. Noi dobbiamo esprimere dinnanzi alla bara di Antonio la nostra volontà di resistere e di combattere contro gli assassini.

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