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La via della seta e noi

27 Marzo 2019 250 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Nella sua commedia ormai trasformata in farsa il governo italiano ancora non capisce o fa finta di di non capire quel che é elementare. Disegna la sua via della seta come paese sovranista, cioè distaccato dal coordinamento e dal condizionamento europeo, e non comprende che l’interesse nazionale si gioca a livelli extra nazionali. Sembra quell’insetto sull’elefante (la Cina, ma anche l’Europa) che si vanta di guidarlo. Partiamo dai fatti. Il presidente cinese è venuto in Italia e ha firmato un memorandum che vale solo come impegno tutto da verificare. Al di là del trasporto delle nostre arance, la cosa più interessante é il forte interesse cinese per i porti di Trieste e di Genova.

Non a caso. Trieste, ma anche Venezia, e Genova, rappresentano per il trasporto marittimo orientale il miglior approdo, dopo la navigazione attraverso il canale di Suez, per il successivo traffico su ferro e su gomma alla volta degli altri paesi europei. Poi si svolge il summit francese e Macron sottoscrive la vendita di decine di aerei per conto suo. Si fa beffa degli italiani e apre a un accordo con la Germania. Ironizza sulla Tav Torino-Lione, rispetto alla quale il problema é solo italiano. E non ha torto. L’Italia ha aperto una faglia concordando un patto italo-cinese e il governo italiano, non quello francese, tentenna sulla Tav.

Sono due i dati che contraddicono con la realtà. Uno diciamo di metodo. Era così difficile, visto che i temi legati al trasporto marittimo e su terra sono di portata europea e che gli interessi nazionali si difendono meglio senza far la parte della zanzara, stabilire una linea comune? Secondo. L’Europa, col suo sistema dei corridoi, ha messo in campo una rete futura adeguata alle esigenze economiche da affrontare anche rispetto al rapporto con la Cina e l’Oriente. Se Genova e Trieste sono approdi naturali da questi porti si dovrà partire per raggiungere altre zone interne e per questo la ferrovia Lisbona-Kiev, che in Italia si concreta anche col traforo del Frejus (e dunque con la contestata Torino-Lione), risulta strategica.

Cosi come fondamentale sarà anche il secondo corridoio che interessa il nostro paese e cioè quello che da Genova raggiungerà Rotterdam, col terzo valico appenninico. Il corridoio Berlino-Palermo é tutto su terra e si regge modificando e modernizzando la Napoli-Reggio Calabria e a mio giudizio anche costruendo il ponte sullo Stretto. I nostri eroi dimenticano tutto questo e pensano alla via della seta come a quella di Marco Polo, contestano, isolandosi in Europa, le grandi opere e non attrezzano l’Italia a sviluppare gli stessi accordi di cui vanno fieri. Le infrastrutture sono la sfida che può rendere il nostro paese, anche con l’aiuto di capitali stranieri compresi quelli cinesi, competitivo sul versante internazionale. Continuare a non capirlo può produrre solo fatali illusioni.

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