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Dopo il voto. Idee pronte per l’uso

30 Maggio 2019 238 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Scritto tutto quel che dovevo sull’esito delle elezioni europee, resta uno sguardo sulle comunali e una riflessione sul dopo.Le elezioni comunali sono altra cosa rispetto alle politiche e alle europee. Più le consultazioni si orentano verso il basso e più si spoliticizzano e sono riferite al giudizio sui candidati locali e alle preferenze sulle persone. Generalmente i sindaci sono trainanti e aggregano consensi e così accade che il voto politico molto spesso si disgiunga da quello amministrativo. Solo cosi si spiegano i risultati di Bari e Bergamo, ma anche di Firenze, con candidati sindaci di centro-sinistra che ribaltano il risultato delle europee.

E più si va verso il micro-territorio e più il voto appare contrastante. Prendiamo l’Emilia-Romagna che conosco bene. Nella regione il primo partito alle europee é la Lega (solo nella Toscana resiste al primo posto il centro-sinistra). Alle comunali invece la Lega raramente attecchisce e resistono e si affermano generalmente sindaci espressione del Pd e del centro-sinistra. A Modena vince addirittura al primo turno il pidino Muzzarelli, a Reggio Emilia il ballottaggio appare poco più di una formalità, forse anche a Cesena, mentre a Ferrara e a Forlí i candidati di centro-destra si apprestano al secondo turno con un buon vantaggio. Nei comuni emiliano-romagnoli, con qualche eccezione, vedi Sassuolo, il centro-sinistra ribalta il voto europeo e mantiene la maggioranza dei comuni.

Questo mi porta a una prima riflessione. I sindaci di centro-sinistra eletti sono sorretti da una parte di elettorato che alle europee ha votato il centro-destra e in particolare la Lega. Non si tratta di un voto di adesione a una politica, ma ad una buona amministrazione. Questo mi pare che sia avvenuto anche in Toscana e in altri territori del Nord. Vanno segnalate due affermazioni socialiste anche clamorose: a Guastalla (comune significativo della provincia di Reggio Emilia) la lista col garofano rosso conquista il 17,7 per cento dei suffragi e a Poggibonsi il 12. In molte altre liste locali socialisti vengono eletti in liste civiche. In alcuni casi socialisti sono eletti sindaci. Dunque non esiste un voto immobile. E non lo é neppure quello alla Lega.

Per questo mi convince l’idea di una risistemazione del campo del centro-sinistra che se resta fermo com’è, con un partito al 22 per cento e il resto di scarso rilievo, è destinato a perdere sempre alle elezioni politiche. Come arrivare alla definizione di un campo possibilmente vincente? Vedo tre orizzonti di fronte a noi. Escludo possa essere di qualche utilità la formazione di un soggetto alla sinistra del Pd in un’area che anche in questa occasione ha mostrato la sua sostanziale inesistenza. Occorre o una totale rifondazione del Pd in un nuovo soggetto riformista e pluralista in forma federativa e con un gruppo dirigente rinnovato e che sappia parlare agli elettori dell’altro fronte o la fondazione almeno di un altro forte soggetto competitivo e alleato del Pd che con quel fronte sappia dialogare.

Lascerei perdere qualsiasi inutile e deleterio futuro connubio coi Cinque stelle, un movimento che penso sia in fase di totale esaurimento e in preda a divisioni, rancori, lacerazioni, forse scissioni. Il problema é la capacita di interpretare esigenze che la Lega ha mostrato di sapere raccogliere in modi e con contenuti sbagliati. Questo é il terzo orizzonte. Sarebbe utile che sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, del lavoro, degli investimenti pubblici e della detassazionee il centro-sinistra lanci un progetto accattivante anche per chi ha votato a destra, smettendola una volta per tutte con le demonizzazioni, il ricorso fuori luogo al fascismo e con l’idea dei vincoli europei concepiti come assoluti.

La Spagna, la Francia e il Portogallo li hanno ampiamente e momentaneamente superati. Può essere consentito anche all’Italia ma non da un governo che continua ad aumentare la spesa, ma solo da un esecutivo in grado di sviluppare un grande piano di investimenti che creano Pil e occupazione e che sono in grado dunque di abbassare nel giro di qualche anno anche il rapporto tra deficit e Pil. Questo sarà possibile solo da parte di chi non si contrappone all’Europa, come Salvini, alleato coi sovranisti che ne rappresentano una minoranza e che pensano solo agli affari loro. Il problema che vedo é dunque la contrapposizione tra il partito della semplice assistenza e del no alle opere pubbliche col partito dello sviluppo e della crescita, ma anche della giustizia sociale, cioè della lotta per ridurre le disuguaglianze che sono in forte e preoccupante aumento in tutta Europa. Disuguaglianze che si possono livellare non tanto rinverdendo i dogmi della lotta di classe o della ideologica contrapposizione al capitalismo (quale poi?), ma uscendo dalla spirale dell’aumento del debito e della contrazione degli investimenti assieme alla riduzione del cuneo fiscale. Su questi punti, soprattutto alla luce della crisi economica e della drammatica legge di bilancio che si andrà a votare in un paese a zero tasso di sviluppo, il governo sarà chiamato a un passaggio di ardua soluzione.

Noi siamo nati come il partito del lavoro, non dell’assistenza, che unisce in un filo di continuità l’attuale posizione grillina con la rinunciataria tradizione cattolica. Siamo il partito dello sviluppo e non della decrescita felice. Siamo il partito delle infrastrutture ecologiche (e non dei ricavi sulle accise della benzina). Siamo il partito della democrazia e non della demonizzazione del Parlamento e neppure dell’accettazione supina dei dogmi dell’Islam. Siamo il partito dei diritti civili e non dei falsi valori della sacra famiglia. Siamo il partito dell’Europa dei popoli e non dell’Europa fondata sulla moneta e sui vincoli. Siamo dunque a disposizione per definire la Carta del nuovo riformismo o del socialismo liberale. Perché questi dovrebbero essere gli orizzonti che non a caso continuano ad essere interpretati da una maggioranza di elettori che hanno votato socialista, liberaldemocratico e popolare alle recenti elezioni europee. Vedremo se c’è qualcuno che capisce e che sa elaborare le idee per un futuro di riscatto di un riformismo moderno e capace di riprendere quota anche in Italia. Restare fermi a oggi significa consegnare l’Italia a Salvini e alla Lega per molti anni ancora. Credo non sia utile per nessuno.

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