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Il mio intervento in Direzione: “Un voto in autonomia per costruire il futuro”

3 Settembre 2019 178 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ribadisco la mia amicizia, solidarietà, affetto al nuovo segretario Enzo Maraio e al nostro valido senatore Riccardo Nencini. Nessuna intenzione di creare tendenze organizzate, correnti o frazioni di correnti. La mia é semplicemente una sincera ma ferma volontà di manifestare le mie idee, cosa che ho fatto a più riprese sull’Avanti suscitando molti apprezzamenti e qualche rimbrotto.

Ci sono momenti nella vita di un partito, anche piccolo e quasi impercettibile come il nostro, in cui non é solo opportuno, é doveroso esprimere le proprie valutazioni. Soprattutto quando si avverte, come avverto io in questo momento, la responsabilità di decisioni che potrebbero, questo é il mio pensiero, o aprirci la porta del futuro assegnandoci un ruolo politico o relegarci a semplici gregari svanendo nelle nebbie del più recente passato.

Questo che pare sia in procinto di nascere é stato definito il governo delle convenienze parallele. Nasce sulla paura di perdere le elezioni da parte di Pd e Cinque stelle. Ed ha preso origine dalla primaria paura di Renzi di perdere il controllo dei gruppi parlamentari, divenuta poi contagiosa. Questo sentimento negativo determina tre gravi controindicazioni. La prima é quella di ammettere di costruire un governo che é minoranza nel paese, la seconda é quella di accettare qualsiasi soluzione pur di non andare al voto rendendo il governo una scatola vuota di contenuti (a proposito avete avuto notizie di un programma?). La terza è quella di partire, qualora il governo salti dopo la consultazione Rousseau, senza una proposta politica seria per la campagna elettorale. A proposito di Rousseau, valgono per me le obiezioni di Sabino Cassese pubblicate oggi sulla sua incostituzionalità procedurale e l’idea di un’alleanza con chi ritiene di affidare il futuro dell’Italia a una piattaforma di proprietà di una società commerciale non può che far venire i brividi a tutti i democratici. La destra in Italia la si può battere solo se non si ha paura. E se si lanciano idee, programmi e uomini in grado di catturare parte del suo elettorato. Nessuno mi toglie dall’idea che un governo che nasce solo per necessità finirà per danneggiare ulteriormente una sinistra dominata da un partito giá nato morto e che continua a sopravvivere senza identità e con divisioni laceranti.

Si dice che questo governo sia fortemente voluto dall’Europa (forse lassù non sanno ancora che esiste la proposta di nominare Di Battista agli Affari europei, quello che giustificava il terrorismo islamista) e si é paragonato il movimento dei Cinque stelle all’iberico Podemos. Strano che ad un tempo questo sia anche un governo benedetto dal presidente americano Trump, il più acerrimo nemico assieme a Putin della unità europea, il quale Trump una sola cosa pare aver capito. Che di presidenti Conte ce ne sono due, uno di destra e uno di sinistra. E infatti li ha chiamati Giuseppi. Tra i Cinque stelle e Podemos c’é una differenza sostanziale ma ricordo che il socialista Sanchez andrà per la terza volta a nuove elezioni perché tra Psoe e Podemos un accordo non é stato possibile. Ad ogni modo i governi in Italia ë giusto li scelgano gli italiani.

Ritorno al Conte alla rovescia. Quando mai nella storia della Repubblica italiana un presidente é succeduto a se stesso con due maggioranze opposte? Andreotti almeno ha lasciato trascorrere tre anni (1973-1976) nel passaggio tra centro destra coi liberali e unità nazionale coi comunisti. Il primo dei due Giuseppe sottoscriveva i decreti salviniani e il reddito di cittadinanza ed era a capo di un governo che non aveva il coraggio di prendere posizione a favore dei democratici venezuelani flirtando con Maduro, per non parlare della squallida vicenda dei Gillet gialli e delle dichiarazioni violente, irresponsabili, anti parlamentari dei suoi ministri. Non ha qualche ragione Carlo Calenda quando sostiene che i compromessi si possono fare tra chi ha programmi e non valori diversi? D’altronde voi avete trovato un accenno di autocritica? Perchë in politica si può sempre cambiare idea e per Churcill questa era una virtù. La verità é che, questo é paradossale, nessuno dei due contraenti, lo ha giustamente osservato Massimo Cacciari, pare avere cambiato idea su nulla e superando il principio  del non contradizion aristotelica pare che d’un tratto diventi per l’uno e per l’altro conciliabile anche l’inconciliabile.

Questo riguarda anche noi. Nella mozione di maggioranza del congresso di marzo al capitolo due era solennemente scritto: “Diciamo subito che il Psi non perseguirà né opzioni di stampo neo massimalista peraltro più volte sconfitte dall’elettorato italiano, né la ricerca di nuovi accordi col movimento pentastellato che rappresenta quanto di più regressivo e dannoso sia mai emerso nella democrazia italiana a partire dal dopoguerra”. Oddio, siamo in buona compagnia. Non vi leggo quel che scriveva Renzi dei Cinque stelle (basti il suo hastag “senza di me”) mentre perfino Zingaretti nella direzione del Pd svolta il 26 luglio dichiarava: “Confermo che nel caso si arrivasse a una crisi di governo la nostra posizione era, è e sarà sempre la stessa: di fronte a una crisi di queste proporzioni la via maestra sono le elezioni anticipate, non esiste alcuna ipotesi di alleanza con i 5S”. Guardate che questi ribaltamenti di posizione prima o poi si pagano. Non credo di sognare se penso che alla fine la coerenza verra premiata.

In segreteria avevo vinto molte perplessità e aderito all’idea di iniziare un confronto per la formazione di un nuovo governo che coinvolgesse anche il nostro senatore riccardo nencini al quale va dato merito di avere sempre sottoposto tutti i suoi comportamenti a discussioni e deliberazioni degli organi del partito.

Questo non significa non fare un bilancio del comportamento dei Cinque stelle, delle pretese su Conte, dell’azzeramento del vice, delle assurde richieste di Di Maio, del suo ultimatum con i deci punti iniziali che diventano venti, della dichiarazioni bellicose del comandante Di Battista. Se ragioniamo in questo modo non c’é mai un limite al cedimento per evitare le elezioni. Siamo costretti ad accettare tutto, la folle riforma costituzionale che taglia i parlamentari, la riforma della giustizia di Bonafede che non separa le carriere dei magistrati come perfino Salvini aveva richiesto. Tutto e meglio delle elezioni. Con questa filosofia il cammino sara davvero inusuale. Il governo delle convenienze parallele sfocerà nel governo del dissenso impossibile.

Si dice che questo esecutivo ha il compito di bloccare l’Attila Salvini alle porte. Ma gli Attila sono stati due in questi anni. Siamo di fronte a una improvvisa e immotivata reductio ad unum. E noi dovremmo allearci con l’Attila convertito per battere l’altro selvaggio. Ma la crisi di governo, anche questo é paradossale nella fase dei paradossi, é stata aperta da Salvini dopo che il movimento Cinque stelle aveva presentato un suo documento contrario alla Tav Torino Lione, col Pd che aveva votato assieme alla Lega. Una vera piroetta.

Ma soprattutto é emerso un fatto politico nuovo. Ma non siamo stati noi, Nencini in primiis, a sollecitare la nascita di una alleanza repubblicana? E adesso che Calenda annuncia la formazione di un suo partito separandosi dal Pd, cioé la formazione di quella seconda gamba del tavolo del centro sinistra che noi abbiamo sempre auspicato, adesso che la Direzione di Piu Europa ha deciso di non accordare la fiducia al governo, sia pure con spaccature interne, noi dovremmo stare agganciati al Pd. Vorrei capire perché e vorrei capire per cosa. Se mi convincete sono disposto a cambiare virtuosamente opinione. Io vedo invece un’opportunità, quasi storica e cioè la nostra partecipazione a quell’area politica che lo stesso Calenda ha definito di stampo liberalsocialista. Dall’altra parte che cosa c’é? Diciamo con chiarezza. Nulla, se il governo andrà bene e ne dubito i vantaggi saranno dei due maggiori contraenti e se andrà male saranno di Salvini e a sinistra di Calenda. Sbaglio? Peraltro i primi sviluppi elettorali di questa operazione si segnalano preoccupanti. Secondo il sondaggio di Pagnoncelli, confermato ieri sera da Mentana il partito che guadagna di più (dal 4 al 7 per cento) sarebbe quello dei Cinque stelle sull’onda dell’effetto Conte. Complimenti. Altro che ritorno al vecchio bipolarismo destra sinistra. Siamo al bipolarismo lega Cinque stelle. I primi vagiti del nuovo governo che ancora non c’é non vanno certo nella direzione di un rilancio della sinistra italiana.

Consegno alla Direzione Psi queste mie valutazioni politiche che altro obiettivo non hanno che di esporre le mie convinzioni e di aspettare con fiducia le conclusioni del segretario del partito al quale rinnovo il mio appoggio che penso di avergli accordato tra i primi anche quando farlo non sembrava particolarmente popolare. Un segnale di distinzione nelle forme che riterremo possibili sarebbe molto gradito ai nostri militanti e ci terrebbe le porte aperte rispetto a una area a mio avviso vasta di coloro che intendono costruire una forza di opposizione democratica e riformista. Inutile parlare del governo, che si farà o meno a prescindere da noi. Parliamo di noi e del nostro futuro, se riteniamo sia meglio costruirlo fuori o dentro questo accordo di governo. Questo oggi mi pare l’interrogativo al quale rispondere. Assieme al mio appoggio é ovvio che consegni al segretario del partito anche la mia  piena disponibilità a rassegnare le dimissioni da direttore dell’Avanti qualora egli ritenga che il mio pensiero sia incompatibile con quello che il partito si darà. Tra le tante cose che proprio non riesco a fare c’é quella di scrivere quel che non penso.

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