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Buon 2020 e buona Emilia-Romagna

30 Dicembre 2019 94 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Auguro a tutti i lettori dell’Avanti buon anno. Il prossimo, il 2020, sarà sicuramente migliore seguendo l’antica consuetudine del leopardiano venditore di almanacchi. Seguendo le previsioni dei nostri economisti, sociologi, giornalisti e scrittori invece no. Inutile nasconderci che lo sviluppo italiano, l’unico tra i grandi paesi europei a non essere tornato ai dati precedenti la crisi del 2008, continui a manifestarsi preoccupante. Difficile ugualmente censire il reddito degli italiani con un’evasione così alta, la più alta (oltre 100 miliardi) d’Europa, in cui l’area della micro evasione di massa occupa la parte prevalente. E finisce per accrescere il livello di vita e i consumi di molti italiani, lavoratori autonomi soprattutto, ma anche lavoratori dipendenti e pensionati e fruitori del reddito di cittadinanza che arrotondano con lavoro in nero.

D’altronde che i poveri italiani siano solo la metà (e sono già troppi) dei 5 milioni denunciati lo provano le richieste, assai minori di quelle preventivate, del reddito grillino. Il libro, appena uscito, di Luca Ricolfi intitolato “La società signorile di massa” indica le ragioni e le possibili conseguenze dello sviluppo economico italiano e di quelle mancate preoccupazioni per le giovani generazioni che in un futuro non lontanissimo rischiano di non beneficiare più delle garanzie del passato. Un’Italia che non si occupa del futuro e nella quale i partiti e i governi paiono solo orientati a catturare consensi elettorali é destinata a franare. Se le previsioni assai pessimistiche di Ricolfi si sposano con quelle di De Rita e del Censis, che parla di individualismo marcato, e di conseguente distacco dalle principali nozioni di democrazia, non c’è da essere ottimisti.

Il governo Conte due arranca e dà appuntamento alla verifica di gennaio. Se quattro partiti (Pd, Cinque stelle, Italia viva, Leu) paiono troppi, cinque, l’eventuale nuovo partito di Conte, formerebbero un inedito pentapartito senza bussola e forse per questo il presidente del Consiglio ha smentito il proposito. Non riesco a capire come verrà risolto il problema dell’eliminazione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. La proposta del Pd, a quanto é dato capire, sarebbe antitetica alla riforma Bonafede, e se venisse presentata in Aula sarebbe votata da Forza Italia e probabilmente anche dalla Lega. Ma se così fosse sarebbe crisi di governo con probabilità alta di elezioni anticipate. Forse al Pd se lo chiedono, ma ne vale la pena? E così imborseranno il violino. Come sulla riforma costituzionale che taglia senza motivo e senza progetto i parlamentari, come sul reddito di cittadinanza che il Pd aveva contestato, come su quota cento, come sui due decreti Salvini.

Ma ne vale la pena? Non vale mai la pena. E così la sinistra, ci metto anche la neo convertita Leu, per la quale i grillini sono una costola (non dalemiana) del fronte progressista, continuerà a votare o a rinviare col naso turato ogni provvedimento. Il primo vero e decisivo appuntamento saranno le elezioni di fine gennaio in Emilia-Romagna e in Calabria. Mi si consenta, e non dipende dalla mia origine emiliana, di differenziarle per importanza. Dopo otto vittorie consecutive della destra salviniana in altrettante regioni, tra le quali la rossa Umbria, se la sinistra perdesse anche l’Emilia-Romagna, crollerebbe anche l’ultima trincea e ben difficilmente il governo potrebbe sopravvivere, anche a seguito delle decisioni a Cinque stelle che, presentando la lista autonoma, potrebbero addirittura costituire l’elemento decisivo per la sconfitta.

Per ora il governatore Bonaccini, secondo i sondaggi, sarebbe lievemente in vantaggio mentre le due coalizioni sarebbero alla pari. Deciderà il mese, un po’ meno, di campagna elettorale. Il tema centrale sarà la continuità o meno del modello emiliano di società e di servizi, che Bonaccini presenta con l’idea del “passo avanti”.  Necessario perché tale modello é andato abbondantemente in crisi, con la cooperazione che nel settore edilizio é ridotta all’osso, con i Comuni alle prese con gravi problemi finanziari e le province che non sono state abolite, ma solo depotenziate, con presidenti e consigli non più eletti dai cittadini e senza soldi. Esistono problemi, anche da noi, di difficile convivenza con fasce di immigrazione, soprattutto quella nigeriana e quella che proviene dall’Est, divisa in bande e dedita al malaffare. Eppure i valori di fondo e le proposte del contendente, Lucia Bergonzoni, paiono assai deboli e poco credibili. La stessa candidata, anche alla luce dei sondaggi, non pare in condizione di segnare il passo, visto che otterrebbe meno voti della sua coalizione. Forse la forza di Bonaccini è proprio la debolezza della sua contendente. Probabile dunque, ma non certo, che l’Emilia-Romagna resti alla sinistra. Diverso sarebbe stato un duello con un candidato alla Guazzaloca. A meno che il vento salviniano non sia così attecchito anche da noi e che le sardine siano solo pesci (neanche pregiati) da comprare in pescheria.

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