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Confusione

9 Giugno 2020 136 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Si dirà che il governo Conte è di coalizione e che ogni partito può avere idee sue che poi vanno confrontate con quelle degli altri. Ma fino a poco tempo fa sembrava che il problema della tenuta dell’esecutivo fosse solo da addebitare alle intemperanze in stile Giamburrasca di Renzi, ben deciso ad utilizzare quella logica da rendita di posizione che fu del Psi di Craxi negli anni ottanta. Oggi, invece, Renzi non c’entra. E all’ordine del giorno non sono neppure le tensioni tra Pd e Cinque stelle, visto che almeno taluni di questi ultimi paiono aver imboccato la strada di un inaspettato realismo politico, come la vicenda Mes é destinata a dimostrare. Il vero problema é diventato il protagonismo del presidente del Consiglio, il suo consenso che pare oggi decisamente superiore a quello del suo governo, nonché le sue possibili intenzioni di formare un nuovo partito. A fronte delle emergenze, come quella drammatica del virus, i popoli sono soliti stringersi ai loro capi, presidenti, primi ministri, re e regine. La storia ce lo insegna. E ancor di più oggi in Italia ove la politica ha fatto piazza pulita delle tradizioni e delle identità, lasciando campo aperto alle persone. Conte si é preso tutto lo spazio possibile sulle tv, i giornali, i social e dopo aver lanciato tutte le parole d’ordine immaginabili, corredandole di aggettivi sempre più ridondanti, ha lanciato, pare senza avvertire i partiti alleati, gli stati generali, che non sono quelli che precedettero la rivoluzione francese, ma quelli che dovrebbero promuovere, col contributo di tutte le forze politiche, economiche, sociali, le idee per la ripresa. Il tutto coi colori accesi della ribalta sul presidente del Consiglio. Il Pd ha reagito male. Anzi nella direzione di ieri Zingaretti ha deciso di convocarli lui gli stati generali, promuovendo per luglio una sorta di conferenza programmatica aperta alla società civile. Ma la task force di Colao, lo stimatissimo manager dal nome vagamente brasiliano che gli conferisce una naturale genialità? Non era compito suo elaborare le idee per il governo? Colao, sentendosi scavalcato, ha anticipato tutti diffondendo il suo programma articolato in 121 pagine e cento proposte. Invero tutt’altro che originali: la lotta all’evasione fiscale, un piano di 100 miliardi per le opere pubbliche, l’esaltazione della cultura e via sciorinando ed elencando. Così gli stati generali si sono improvvisamente moltiplicati per tre. Con Zingaretti irritato con Conte per averli promossi senza avvertirlo, con Conte irritato con Zingaretti per avergli contrapposto i suoi e con tutti e due irritati con Colao perché li ha preceduti. Confusione all’apice e proprio nel momento più delicato per l’Italia che dovrà mostrare la sua credibilità all’Europa e ottenere gli ottanta miliardi a fondo perduto più i novanta in prestito dal Recovery found, nonché i 36 del Mes a tasso negativo dello 0.07, e i 4 del Sure sull’occupazione. Presentarci così non é il massimo. E stavolta non se la possono prendere con Renzi che, per ora, é rimasto stranamente muto.

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