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La politica e l’ingiustizia. I casi Craxi e Berlusconi

2 Luglio 2020 149 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

E’’ vero che ogni cittadino deve essere considerato uguale davanti alla legge. Se chi amministra la legge, ovviamente, fosse uguale di fronte a ogni cittadino. Non sempre é stato così. Diciamo anche che molti comuni mortali hanno subito ingiustizie senza che la classe politica, unica eccezione i radicali, sentisse il bisogno di protestare. Tuttavia è proprio l’enfasi delle indagini, dei processi e delle condanne degli uomini politici, nonché i vantaggi che questi eventi producono, soprattutto a chi interpreta le funzioni dell’accusa, che fa la differenza. Diciamo che questo avviene anche per chi é chiamato a svolgere quelle di difensore. Se non avesse difeso Giulio Andreotti, l’on. Bongiorno sarebbe diventata egualmente quel che é ora? Ma ancor più questa promozione di notorietà e di sviluppo della carriera, anche al di fuori di quella giudiziaria, avviene per i magistrati. Pensiamo al ruolo di leader rivoluzionari che svolsero tra il 1992 e il 1994 i magistrati del Pool Mani pulite e al successo di Di Pietro che poi fonderà un partito, utilizzando le sue inchieste come pass partout. O all’algido Davigo, diventato ormai un divo televisivo. O a Ilda Boccassini, conosciuta in tutt’Italia come l’inflessibile accusatrice di Berlusconi. In più resta un elemento che contraddistingue l’azione di un magistrato verso uno o più uomini politici. E cioè il fatto che una vertenza giudiziaria si porta con sé conseguenze spesso decisive sugli equilibri del Paese, spostandoli a danno dei politici inquisiti e dei loro partiti d riferimento. L’indagine del Pool Mani pulite addirittura ribaltò il corso naturale della storia italiana, dopo la fine del comunismo e del Pci. Coloro che storicamente erano i vincitori vennero messi sul banco degli sconfitti e viceversa. Sono passati quasi trent’anni e molte verità sono finalmente emerse. Perfino Borrelli ha dovuto ammettere che “non valeva la pena buttare a mare il mondo precedente per cascare in quello attuale”. E ha addirittura chiesto scusa. Dopo quasi tre decenni Di Pietro ha dovuto ritirarsi dalla vita politica dopo le accuse della Gabanelli sulle sue numerose e ingiustificate proprietà, mentre su Bettino Craxi si é sviluppato, soprattutto nel corso del ventennale della morte, un ampio e quasi generale processo di riabilitazione, del quale il film di Gianni Amelio é eloquente testimonianza. Dopo lo scandalo dell’Anm che testimonia, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’esistenza di una rete clientelare e di potere esistente all’interno dell’associazione e la logica spartitoria delle correnti all’interno del Csm, sono esplose come una bomba le dichiarazioni registrate di Amadeo Franco, magistrato di Cassazione deceduto l’anno passato, che ha definito “un plotone di esecuzione” il collegio che condannò Berlusconi sul controverso caso Mediaset. Controverso oltretutto perché Berlusconi non era presidente di Mediaset e perché la Rai, come ebbi modo di scrivere in quel frangente, utilizzava le stesse modalità e le stesse persone per l’acquisto dei film, tanto che i parlamentari socialisti rivolsero su questa delicata questione un’interrogazione in Parlamento. Che Craxi e Berlusconi siano stati gli oggetti privilegiati nelle indagini giudiziarie di questo decennio era da anni fin troppo evidente. Che uno dei magistrati abbia definito una sentenza di condanna in quel modo non era però mai accaduto. E parliamo di una condanna che costò al leader di Forza Italia la decadenza da senatore, in base all’applicazione retroattiva della legge Severino, che mi onoro di avere contrastato appoggiando le posizioni del sen. Enrico Buemi, nonché l’umiliazione dei servizi sociali. Giustamente i parlamentari di Forza Italia pretendono la costituzione di una commissione d’inchiesta, più volte rivendicata da Craxi tra il 1992 e il 1994, quando, sulla vicenda giudiziaria che spostò gli equilibri storici dell’Italia, la classe politica decise di alzare le mani arrendendosi, per paura, al potere giudiziario D’altronde era difficile, allora, sfidare ad un tempo il potere giudiziario, tutti gli organi d’informazione, una sinistra e una destra giustizialiste, una Lega che alzava il cappio a Montecitorio e un presidente della Repubblica ricattato. Forse oggi é diverso. Forse oggi si può.

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