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La madre di tutte le crisi

28 Luglio 2020 97 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il problema non é che un prestito europeo vada restituito, si tratti dei 127 miliardi del Recovery ed eventualmente dei 36 miliardi del Mes sanitario, già disponibili al contrario dei primi, ma “diabolici” come, con l’enfasi paradossale dei neofiti, vanno sostenendo Crimi, Salvini e la Meloni. Nè, come rilevato dal leghista “La verità” (il titolo del giornale ricorda nel nome, e anche per l’assolutismo delle sue tesi, il vecchio quotidiano del Pcus) che in Europa non regalano nulla e ci ridanno solo quello che abbiamo versato. Considerazione banale perché in Europa Germania e Francia hanno elargito più finanziamenti di noi, solo nel Mes parliamo di 30 e più miliardi in conto capitale la prima e venti la seconda contro i nostri 15. Il vero problema é che noi stiamo indebitandoci sempre di più anche cogli italiani che ci prestano soldi a tassi oltre l’1% contro lo 0 del Mes. E così, di decreto in decreto, di prestito in prestito, il nostro indebitamento sale e ormai si avvicina alla pericolosa soglia greca del 160% sul Pil. E di conseguenza il problema sarà di tranquillizzare i mercati e gli investitori che dovranno ancora avere fiducia nell’Italia nonostante le sue previsioni di Pil sul 2020 siano di meno 11,2 contro il meno 8,7 della media europea. Non capisco perché nessuno, tanto meno un’opposizione che si abbevera di slogan populisti, si preoccupi di questo grande, immenso problema. Tanto più dal momento che i soldi di Bruxelles, tranne il Mes,, arriveranno, anzi cominceranno ad arrivare, alla metà del 2021. Cosi l’Italia rischia di precipitare in un pozzo senza fine. Da adesso alla prossima estate cosa succederà se rifiutiamo i soldi del Mes? Il governo annuncia un altro decreto da 25 miliardi che servirà per finanziare la cassa integrazione in deroga. Poi, siccome una cosa é la competenza e altra la cassa, i soldi andranno trovati sul mercato con il tasso d’interesse che conosciamo e che ci indebiterà ancora di più. Qualche soldo ci sarà per le famiglie. Ma il lavoro? Se non si mettono subito in cantiere opere pubbliche e detassazioni per le imprese il rischio é di trovarci in autunno in una crisi senza precedenti (sperando di saper governare con intelligenza un Covid che potrebbe essere sconfitto solo col vaccino). E ovviamente il rischio di acute tensioni sociali difficilmente sarà evitato. Una classe dirigente seria di questo dovrebbe occuparsi. Invece i temi all’ordine del giorno in Italia sono: chi deve affrontare la questione relativa alla gestione dei fondi del Recovery, il presidente del Consiglio con una vecchia task force di ministri e tecnici creata all’epoca del governo Monti, il governo nella sua interezza, e il Parlamento in che modo deve essere coinvolto, se Pd e Cinque stelle si devono alleare nelle regionali almeno in Puglia e nelle Marche, se i virologi accetteranno, come i magistrati dopo Mani pulite, di entrare in lista, oltre al tormentone non solo estivo del Mes, che l’amletico Conte continua a rinviare nella sua agenda. E questo stona con l’eccezionale gravità della malattia italiana. Sia ben chiaro, l’Italia era grave anche prima dell’esplosione del coronavirus, tanto che il suo sviluppo, appena sopra lo zero per cento, era già il più basso dell’eurozona. Molto inferiore, per fare un esempio calzante, a quello di una nazione che stava peggio di noi come la Spagna che, con una rincorsa accelerata da più investimenti e meno spesa corrente, l’anno passato ha registrato un vero e proprio boom superando il 2,4%. Non vedo questa consapevolezza. E non vedo neanche la volontà di correggere quelle autolesionistiche storture, come quota cento, che trasmettono nei partner europei scarsa fiducia rispetto alla nostra capacità di ripresa. Dovremmo imparare da chi sta uscendo meglio di noi dalle difficoltà. Invece ci arrabbiamo se questi ci impongono o consigliano cose giuste da fare. Ci arrocchiamo in una stupida e improduttiva difesa dell’orgoglio nazionale. Ma di quale orgoglio stiamo parlando? Di quale magnifica impresa? Di quella che ci ha portato, in quasi trent’anni di decadenza, da quarta-quinta potenza economica mondiale a maglia nera dell’intera Europa? Più che orgoglio dovremmo avvertire vergogna. Siamo diventati davvero una nazione strana. D’altronde un popolo che premia a fasi successive Grillo, Salvini e la Meloni non mi pare possa costruirsi un grande futuro. Anche se spero di sbagliarmi perché ho anch’io dei discendenti…

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