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I furbetti del Parlamentino

10 Agosto 2020 155 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Stupore e sconcerto ha suscitato la notizia secondo la quale cinque deputati, tre della Lega, uno del Movimento Cinque stelle e uno di Italia viva (la notizia su quest’ultimo é stata oggi smentita dall’Inps) avrebbero chiesto e ottenuto i 600 euro riservati alle partite Iva da una legge del governo, pur incassando la bellezza di oltre 12mila euro netti dallo stipendio di parlamentari. Penso che lo stupore, lo sconcerto, e anche un senso di diffusa vergogna per tanto spudorato atteggiamento, siano sentimenti condivisi, ma non sufficienti per spiegare quel che é avvenuto. Vi aggiungerei innanzitutto un senso di profonda condanna per stupidità, una caratteristica che dovrebbe sconsigliare chiunque a delegare chi ne é afflitto ad una funzione di rappresentante del popolo. Per questo mi unisco a chi chiede a gran voce le dimissioni degli spudorati. E basterebbe che i loro nomi, dopo che sono state diffuse le loro identità politiche, venissero alla luce. Non solo spudorati, ma anche dementi. Solo dissennati, infatti, possono chiedere risorse destinate a chi sta peggio e pensare di farla franca. Qui la scarsità di intelligenza supera perfino il livello dell’immoralità e rende necessario un discorso più generale sulla crisi, forse l’eclissi, della politica. Mi chiedo come possa un partito politico candidare ed eleggere gente simile, neppure lontanamente appropriata a svolgere una delicata funzione come quella alla quale sono stati chiamati. Per la verità la crisi della politica risale almeno alla fine dei partiti tradizionali, forse in difficoltà, a causa dei grandi rivolgimenti della fine degli anni ottanta, praticamente ovunque in Europa, ma che in Italia sono stati distrutti e sostituiti da partiti di plastica e senza identità. Dove la formazione dei gruppi dirigenti é stata abolita e la selezione dei candidati-eletti affiidata solo ai vertici di turno. E dove l’elettorato é stato privato dal diritto di scelta, in presenza come siamo, ormai da molti anni, di liste bloccate e senza preferenze. Tutto questo deve essere sottoposto a un bilancio critico. Anzi demolitorio, anche alla luce dell’evento dei cinque cavalieri della vergogna. Se a questo punto siamo arrivati ciò dipende anche dalla mancanza di strumenti democratici nella selezione dei quadri politici e nell’elezione dei rappresentanti in Parlamento, al contrario di quanto avviene nei consigli regionali e comunali dove se non altro si mantiene l’uso, così deprecabile, di fare decidere gli eletti dagli elettori. Siamo arrivati forse all’anno zero della democrazia. Mai un rappresentante del popolo ha suscitato tanta beffarda e sconsolata considerazione da parte della pubblica opinione. Che quattro su cinque dei reietti (anzi tutti visto che la presenza di un renziano e oggi stata negata) appartengano a partiti che hanno fatto del rinnovamento della politica e della sua rigenerazione morale il loro leit motiv la dice lunga di quanto distante sia il dire dal fare. Ma di più. Di quanto la mancanza di formazione e selezione politica (ma chi elegge i parlamentari della Lega e dei Cinque stelle, un capo, una piattaforma, cinquanta iscritti al partito?) ammorbi le nostre istituzioni. Che oggi si stia addirittura valutando una nuova legge elettorale proporzionale con liste bloccate completa il quadro. I dottori paiono sempre di più la malattia. E coloro che sventagliano i loro propositi moralizzatori sono, non da oggi, sorpresi spesso con la marmellata in mano. Doppia vergogna. Il fatto quando si oppone al proposito determina il peggiore degli atteggiamenti, e cioè l’ipocrisia. E cosi continuiamo a votare (il popolo italiano in questo senso, orientato e supportato dagli organi di informazione e dalla giungla dei social, é profondamente colpevole) per chi la spara più grossa, per chi propone veri e propri rivolgimenti, se non rivoluzioni e poi quando é chiamato a governare si accorge che quel che ha promesso non é realizzabile e viene punito alle elezioni successive. E l’Italia continua la sua decrescita triste. E la sua alternanza nevrotica di governi fondata sul binomio illusione-delusione. Ma il dramma é che il comportamento dei cinque non è perseguibile per legge, perché non é reato, visto che quel che avvenuto la legge lo consente. Continui pure il governo con la politica dei bonus incondizionati e poi non si stupisca che questi siano utilizzati anche da chi non ne ha alcuna esigenza. Oggi é uscito il caso di cinque parlamentari e si dice anche di 2mila amministratori locali, ma in questo caso la cautela é d’obbligo. Ma quante sono le risorse concesse per le partite Iva senza scandagliare la situazione economica del richiedente? Alla conferenza di Rimini il famoso discorso di Claudio Martelli era tutto incentrato sulla differenza tra equità e ugualitarismo. Non é equo, come non lo era negli anni settanta non far pagare a nessuno i servizi pubblici, elargire risorse a pioggia. E’ profondamente ingiusto, perché vengono sciupate risorse e non elargite a sufficienza a chi ne ha bisogno e per di più a costoro viene indirettamente chiesto di pagarle a chi può farne a meno. Meditate, gente di governo, meditate. E un ultimo doveroso appunto. I parlamentari, compresi i cinque, hanno votato a favore del riconteggio indiscriminato dei vitalizi che hanno costretto il mio amico Mario Monducci a morire nell’indigenza. Fanno i moralisti coi soldi degli altri che, già prima della riforma, ammontavano a un quinto o un sesto dei loro emolumenti. E non si toccano un euro dai loro stipendi. I cinque fanno di peggio e aggiungono ai 12.460 euro mensili i 600 euro destinati alle partite Iva. Senza pudore. Con la certezza di essere nel giusto e di non venire scoperti. Bè a questo punto anche Razzi, al loro confronto, diventa un deputato normale…

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