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Trent’anni dopo l’omaggio a Umberto Farri

30 Agosto 2020 145 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sono trarscorsi trent’anni da quel Chi sa parli lanciato da un ex parlamentare comunista, Otello Montanari, a seguito di un mio appello, emerso durante la commemorazione di Umberto Farri al cimitero di Casalgrande. Un appello che si riferiva al delitto del sindaco di quel paese, avvenuto il 26 agosto del 1946 ad opera di due uomini bardati con fazzoletti rossi (un terzo faceva da palo sulla porta), che colpirono Farri mentre era seduto in poltrona. Farri morì il giorno dopo all’ospedale di Reggio dopo un disperato, ma inutile, intervento del professor Guido Franzini, che sarà poi anche senatore del Psdi. L’appello, però, riguardava l’insieme dei delitti del dopoguerra sui quali il Pci aveva mantenuto un atteggiamento di singolare distacco, nonostante i due casi più eclatanti, quelli di Baraldi e Nicolini, condannati rispettivamente per  l’omcidio del capitano Mirotti e di don Pessina, e che continuavano a proclamare la loro innocenza, riguardassero proprio due uomini che alla storia di quel partito erano appartenuti. Così il 30 agosto Montanari scrisse un articolo che ammetteva, per la prima volta da parte di un comunista, la responsabiità del Pci, attraverso il suo segretario Arrigo Nizzoli e il capo partigiano Eros Ferrari, dell’omicidio del direttore delle Officine Reggiane Arnaldo Vischi, avvenuto il 31 agosto del 1945. Si metterà in rilievo che quel delitto fu solo il primo di una lunga catena, ad essa collegata, che si portò sotto terra uno degli assassini di Vischi, Nello Riccò, un comunista da cui quest’ultimo si era rifugiato, Adelmo Cipolli, e un agente della polizia ausiliaria che indagava sul caso, Mario Giberti. Quanti furono i delitti del dopoguerra a Reggio? Per il prefetto della Liberazione Vittoro Pellizzi “solo un migliaio”, per lo storico comunista Magnanini 450 e li censisce. Numeri enormi, spaventosi, se si pensa che vennero commessi in tempo di pace, dal 25 aprile del 1945 a tutto il 1947. Esplose il finimondo. Proprio in quel periodo, a pochi mesi dalla caduta del muro, il Pci aveva deciso di cambiar nome e di rompere con la tradizione comunista. Le tensioni furono fortissime. Il caso reggiano divenne nazionale e di esso si occupò anche quel restava dell’Urss attraverso il quotidano Kolmokovskaja Pravda. Però Montanari venne minacciato ed escluso dal Cervi e dall’Anpi. Nicolini e Baraldi otterrano poi il processo di revisione che li scagionerà da ogni responsabiità, mentre chi scrive sarà per questa battaglia tenuto fuori dalle liste elettorali per la Camera dai progressisti e Vincenzo Bertolini, che tanto si era battuto per l’innocenza di Nicolini, non sarà rieletto in Regione. Due sere fa il nuovo sindaco di Casalgrande Daviddi ha voluto dedicare a Umberto Farri la sala del Consiglio comunale di Casalgrande. Farri non ha mai ottenuto giustizia, e gli esecutori e i mandanti dell’efferato omicidio restano tuttora ignoti, ma il sindaco e i consiglieri tutti del suo comune hanno finalmente reso onore alla sua coerente figura di socialista e di democratico. Per me, per le battaglie che con Montanari mettemmo in campo da quell’ormai lontano 1990, un’enorme soddisfazione.

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