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Ciao Cucco

3 Ottobre 2020 192 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ti saluto con quel ciao cupo che mi lanciavi in tutti questi anni di assidua frequentazione. Cupo per la voce rauca, ma gentile e affettuoso sempre. Avevi 81 anni ma, fino a quando la malattia non ha avuto la meglio sul tuo corpo, possedevi lo spirito del ragazzino. Eri segretario del Psi di Quattro Castella, autonomista come tuo padre, Desio, detto ciciareina, perché a lui la parola non é mai mancata. E mi ricordavi come nel 1956, quando Nenni decise di rompere col Pci a seguito dell’invasione sovietica dell’Ungheria, ai suoi concittadini venne vietato di acquistare la frutta nel suo negozio. Amavi profondamente il tuo comune, e sei stato tra i protagonisti del rilancio del corteo matildico, assieme a Tranello, a Titti, a Spizzico, a tutti quei soprannomi che in un paese fotografano bene le attitudini di ognuno. E nessuno viene chiamato col suo nome perché é troppo facile. Perché da te un nome deve rappresentare qualcosa. Ma su tutto voglio ricordare gli anni trascorsi assieme a Roma, dal 1987 al 1994, quando mi seguisti come accompagnatore e segretario durante i miei due primi mandati da deputato. Si viveva come in una famiglia, in quel buio anfratto di via della Stelletta, poi raggiunti da Giovanni e da Marco. E ognuno aveva poco più di un metro a disposizione. Tu dormivi beato su un divano, Giovanni in un ripostiglio. Altro che politica da bere negli anni ottanta. La politica era una cosa seria e noi facevamo una vita da bohémiens. Altro che privilegi. Avevi un carattere apparentemente burbero ma ti commuovevi per nulla. E per nulla piangevi. Come durante i discorsi congressuali di Martelli. O dopo una elezione. O dopo aver ascoltato Craxi nel tribunale di Milano. E a proposito di congressi non potrò mai dimenticare quando sedevi al tavolo della presidenza assieme a Craxi, Martelli, Formica, De Michelis e Amato. E chi era mai quell’infiltrato? Ma il Cucco di Quattro Castella, signori, sempre ben vestito e ben pettinato. E passavi ovunque perché alla fine tutti ti conoscevano anche se non sapevano chi fossi. Quando il Psi é crollato sotto i colpi della falsa rivoluzione giudiziaria ti crollò il mondo addosso. Dicevi che sarebbe stato meglio che fosse scoppiata la guerra. Ma non mollasti. Mai. Tra le tue tante idee quella di chiamare i comunisti a Canossa, per rinverdire i fasti di un pentimento. Te ne sei andato da tempo. Da quando una malattia invalidante ti ha tolto agli amici, ai compagni, alla vita che preferivi, la sola che hai vissuto e senza di te, da anni, anche la nostra vita é senza quella luce che solo tu sapevi accendere con un sorriso. Ciao, vecchio Cucco, amico mio.

Mauro Del Bue

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