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Gialli, rossi o arancioni?

6 Novembre 2020 101 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
D’accordo con tutte le misure atte a contenere il virus come accade in tutti gli altri Paesi ma, se é ancora lecito porsi interrogativi, alla luce dei 4 dpcm del governo, chiedo:
1) Davvero sono necessari provvedimenti che esautorano il Parlamento, cosa che accade solo in Italia? Davvero non si poteva ricorrere a decreti legge, che sono immediatamente esecutivi, ma per essere definitivamente approvati devono passare da un voto delle due Camere entro sessanta giorni? Davvero la Costituzione permette questo uso dei dpcm, che sono di carattere esclusivamente amministrativo, per prendere decisioni sulla libertà dei cittadini?

2) Sulla divisione dell’Italia in tre, giallo, arancione e rossa, sarebbe possibile capire bene, magari con la pubblicazione dei verbali del Cts finora inaccessibili, i motivi che hanno spinto a decretare zona rossa la Calabria e non la Campania? La seconda devastata dal virus e con un governatore che aveva chiuso tutto in anticipo e che adesso paradossalmente potrebbe riaprire e la prima che ha un numero di contagi, di infettività, di morti tra i più bassi? E perché la Puglia é divenuta zona arancione, cioè semichiusa, e il Lazio invece no? E perché il Piemonte sì e il Veneto no? Ci saranno pur motivazioni scientifiche. Ma trattandosi di impedimenti, di restrizioni e di chiusure, il governo ha il dovere di spiegarli bene a tutti i cittadini.
3) Il presidente Conte, anche alla luce del pressante invito del presidente della Repubblica Mattarella, ha invitato le opposizioni a collaborare. Finora l’apertura del governo é stata debole e la disponibilità dell’opposizione troppo recalcitrante. La proposta Monti potrebbe essere accolta? Il governo attivi le commissioni parlamentari Affari costituzionali, sanità e aggiungo bilancio e lavoro, e porti preventivamente le sue decisioni a livello istituzionale. Consentendo a tutti di proporre soluzioni che permettano di operare per il bene del paese a prescindere dall’appartenenza all’area di maggioranza o di minoranza. Dunque il governo parlamentarizzi i suoi provvedimenti. Ieri si é svolta la prima (sic) riunione congiunta dei leader di maggioranza. Si parla di due tavoli sul programma. Che non siano solo di maggioranza.
4) Il lavoro di progettualità legandolo all’emergenza deve coinvolgere tutte le forze politiche, economiche, sociali, culturali. Abbiamo di fronte a noi nuovi necessari provvedimenti legati all’ultimo dpcm rispetto al quale non saranno sufficienti le misure del decreto Ristori. Il debito italiano é destinato a sfondare il muro del 160 sul Pil, che solo nel 1922 l’Italia superò anche a seguito dei danni della grande guerra e delle rivolte popolari seguenti. La crisi saranno chiamata a pagarla i nostri figli e nipoti, se immediatamente non ci occupiamo di un grande piano di investimenti oltretutto necessario per accedere al Recovery fund.
5) Da subito l’Italia attinga i soldi del Mes. Si tratta di 36-37 miliardi a tasso praticamente zero. Perché l’Italia possa accedere al prestito del Recovery fund, su circa 210 miliardi per ora solo promessi, 127 saranno a prestito, con un tasso non inferiore a quello del Mes e in più con condizionalità maggiori, resta per le persone razionali, un mistero. Perché il prestito del Recovery va bene e quello del Mes no può essere spiegato solo con un ingiustificabile preclusione nominalistica. Ma considerare le cose solo dal nome e non dalla sostanza genera pesanti scompensi. “Nomina sunt consequentia rerum”, dicevano i romani. Questi atteggiamenti sono oggi inaccettabili, come ha dichiarato ieri il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Noi lo rivendichiamo: si voti in Parlamento l’accesso ai  fondi del Mes e ognuno giochi a carte scoperte. Chi rifiuta 36-37 miliardi sarà chiamato a spiegarne i motivi al Paese e anche ai presidenti di tutte le regioni italiane che li reclamano.

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