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Il Tycoon all’assalto della democrazia

13 Gennaio 2021 63 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Il 25esimo emendamento della Costituzione americana permette l’immediata rimozione di Trump, anche prima del passaggio di consegne con la solenne cerimonia prevista per il 20 gennaio. Il suo vice presidente può invocare l’emendamento ratificato nel 1967 che permette, con l’appoggio del governo, di rimuovere un presidente incapace di trasferire il potere, oppure non intenzionato a farlo.

Si tratta di un’eventualità a cui Mike Pence, appoggiato dalla maggioranza del gruppo repubblicano al Congresso, sta meditando di ricorrere. Quello che impressiona é lo strappo con la storia dell democrazia americana. Mai era avvenuto che un presidente sconfitto fosse l’ispiratore di un tentativo di colpo di stato, perché di questo si é trattato. L’occupazione del Campidoglio da parte delle truppe trumpiane, oltre al suo carattere violento, con persone armate che s’insinuavano tra i cordoni militari e ingaggiavano con essi una vera battaglia, costata, per ora, quattro morti, é una gravissima offesa alle istituzioni democratiche americane. Un vulnus che non potrà mai essere dimenticato. Una vicenda simile non era mai avvenuta nella storia degli Usa, nemmeno nel 1876, quando i due candidati presidenti per mesi non riconobbero, l’uno, la vittoria dell’altro, dopo la fine della guerra di secessione, e la tirarono per le lunghe, ma alla fine riuscirono a trovare un modus vivendi riconoscendo la vittoria del repubblicano Hayes. Più recente é l’incerto risultato della sfida tra Bush e Al Gore del 2000 con quest’ultimo che dopo diversi giorni fu indotto a riconoscere la vittoria dell’altro per il bene della democrazia americana, che riteneva superiore a qualsiasi pur dovuta contestazione. Trump ha sfregiato l’America, prima, col tentativo, senza prove, di dimostrare che le elezioni nella più grande e antica democrazia del mondo fossero niente meno che una volgare truffa e che aveva vinto chi aveva perso e perso chi aveva vinto. Poi nello sprigionare i suoi fedeli all’attacco del bunker della democrazia statunitense per poi tardivamente raccomandare loro il dovuto rispetto per le forze dell’ordine. Lo sfregio é tanto più forte perché fuori logica e fuori luogo. Ma come si fa a ritenere che un assalto e un’occupazione del Parlamento possano svolgersi in modo pacifico, con le autorità preposte alla difesa pronte ad alzare le mani e ad arrendersi? Ma soprattutto come si fa a ritenere che un atto del genere possa portare acqua al suo mulino? I fatti contano assai più delle intenzioni. I malcapitati non solo sono stati respinti, ma il Parlamento ha subito approvato l’esito delle elezioni. Se era questo che i trumpiani volevano impedire con l’assalto hanno finito per provocare l’effetto opposto, isolando sempre più l’ex presidente dal suo partito, che per primo ne ha denunciato le responsabilità con un enfatico comunicato che recita: “Questa non è l’America”. Tutto questo mentre i destri ortodossi di casa nostra, bastava iersera assistere a qualche dibattito televisivo, continuavano a giustificare il comportamento di Trump e le sue ossessioni persecutorie. E dunque a diffidare del valore della democrazia americana. La destra populista e anti democratica si é d’altronde da tempo affacciata con arroganza anche nel panorama europeo. In questo la protervia di Trump diventa pericolosa, perché potrebbe funzionare da catalizzatore di un processo di delegittimazione della democrazia anche in Europa. Se una parte dell’Amarica considera le elezioni ormai alla stregua di una presa in giro, se la Cina, primo paese per Pil annuo di tutto il pianeta, è governato da un partito unico e le elezioni sono una farsa, se in Russia si combatte la democrazia liberale e cosi in Ungheria, se in Brasile trionfa un ex militare che considera la democrazia un intralcio ed esalta il vecchio regime militare, non dobbiamo preoccuparci? Io penso di si. Trump finirà o in galera o all’estero, non penso possa continuare l’attività politica nel suo paese, oltretutto rischia una condanna per reati fiscali e non solo. Ma questa tendenza non sarà seppellita con la sua uscita di scena.

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