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Il terremoto

1 Marzo 2021 175 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La scomposizione del quadro politico alla luce della formazione del nuovo governo é quella già prevista nel mio editoriale del 31 dicembre scorso, intitolato “Renzi ha il vaccino Draghi?”. Per questo il voto di fiducia a quel che restava del governo Conte non solo non é servito a nulla, ma ha mostrato la scarsa propensione a intuire gli eventi politici che si sarebbero verificati. Oggi, osservando da sinistra a destra gli schieramenti politici italiani, si assiste a un vero e proprio terremoto. Iniziamo la perlustrazione da sinistra. Leu si é divisa in due con l’Mdp di Bersani e Speranza che ha detto sì a Draghi e Sinistra italiana di Fratoianni che ha detto no. Molto difficile una ricomposizione. Il Pd si trova a fare i conti, ad un tempo, con sondaggi che lo penalizzano, portandolo ancora più indietro della fase critica di Renzi, e con l’apertura di un confronto-scontro che si fa sempre più acido tra le diverse correnti. Viene da più parti contestata la posizione del duo Zingaretti-Bettini incentrata sulla parola d’ordine “O Conte o le elezioni”, poi clamorosamente smentita dal comportamento successivo. Mi auguro che questa diatriba fuoriesca dalla questione dei giovani, delle donne, dei sindaci, dei nuovi segretari, e che si affronti finalmente il tema che sta alla base della nascita di questo partito e cioè la sua identità. Il Pd é un partito socialista o socialdemocratico europeo o un partito democratico all’americana? A quale storia si aggancia? A quella comunista di Berlinguer e democristiana di De Gasperi e di Moro o a quella socialista di Turati, Saragat e Nenni (tralascio volutamente Craxi)? Questo partito non trova contraddittorio il fatto di avere assunto in Europa un ruolo nel Pes e in Italia di continuare a rifiutare il termine socialista? Lo dico perché non dimentico la risposta di D’Alema nel 1993 e cioè che il termine socialista in Italia era diventato “impronunciabile”, perché l’avevamo portato noi, gli impronunciabili. E infine. Un partito come il Pd può conciliare le istanze riformiste con un rapporto di unità con un movimento nato sull’antipolitica e una vocazione populista? Ma andiamo oltre. I Cinque stelle sono nel caos, alle prese con una scissione lacerante, con un problema di leadership che pare siano intenzionati ad affidare a Conte e con sondaggi sempre più negativi. Si interrogano anche loro sull’identità e la scoprono ora “liberale e moderata” ora “socialista europea”, ora semplicemente “governista”. La confusione appare all’apice e i due soci fondatori ormai definitivamente collocati su opposte sponde. L’area liberalsocialista é in formazione, con l’unione tra Azione di Calenda e Più Europa di Emma Bonino, ma pare sopravvivano ancora pregiudiziali verso Renzi, il vero vincitore di questo braccio di ferro sul governo. Nel centro-destra la divisione appare forte e nient’affatto sanabile. Forza Italia paga lo scotto di anni di politica sommersa, non accenna a recuperare consensi anche se la sua posizione sul governo non ha provocato alcuna tensione interna. Più delicato il trasferimento improvviso della Lega nel fronte europeista e a difesa dell’euro, anticipato da Giorgetti, che da tempo ritiene che una funzione primaria nel governo del futuro debba passare da un accreditamento da parte dei governi europei e dunque dalla partecipazione della Lega a un governo di unità nazionale. Come si é puntualmente verificato. La Meloni resta all’opposizione. Anzi é l’opposizione. E qui vedremo se le porterà benefici o meno. Dipenderà dall’andamento del governo Draghi. Se Draghi riuscirà a conseguire successo nella campagna di vaccinazione e nella elaborazione del Recovery plan penso che si determineranno due possibili conseguenze: un ridimensionamento del consenso a Fratelli d’Italia e una cesura nel rapporto tra la Meloni e gli altri due partiti di centro-destra. Tutto questo é stato prodotto dal trapasso dal governo Conte a quello di Draghi. E, per quanto ci riguarda, dovremo ben tenerne conto nelle nostre analisi e nella nostre proposte. Non c’é cosa peggiore che inventare strategie senza saper fotografare la realtà.

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