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Fogli, l’ultimo degli eroi

21 Settembre 2021 125 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Negri, Furlanis, Pavinato; Tumburus, Janich, Fogli; Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller, Pascutti: questo l’esaltante undici dello scudetto conquistato nel 1964 dal Bologna dopo lo spareggio dell’Olimpico con l’Inter di Herrera. Tutti morti. Tutti. Restava in vita solo il nostro Romano Fogli che ieri ci lasciato. Anche lui, l’ultimo degli eroi scudettati. Facciamo marcia avanti di sedici anni, ma solo di sei dall’ultimo calcio al pallone di Romano che appese le scarpe al chiodo dopo le stagioni giocate a Catania fino al 1974 (tra il 1968 e il 1970 vestì la maglia rossonera e col Milan di Rocco si aggiudicò la Coppa dei campioni, allora non si usavano inglesismi, del 1969). Era l’estate del 1980 e Sisto Fontanili, anima tuttofare della Reggiana dell’amministratore unico Vacondio, aveva appena assunto sulla parola il nuovo trainer nella persona dell’ex granata Bruno Giorgi. Ma quest’ultimo s’arrabbiò di brutto perché la società non gli acquistò un giocatore del Milan che gli aveva promesso e s’impuntò salutando gli amici. Arrivò allora Romano Fogli, allenatore della formazione Primavera del Bologna, e il nome suscitò una duplice emozione: positiva per il nome di uno che aveva vinto scudetto e Coppa e partecipato praticamente da titolare a due Campionati del mondo, in Cile nel 1962 e in Inghilterra nel 1966. Ma anche di diffidenza e di forte preoccupazione perché Fogli si apprestava a guidare una squadra professionistica per la prima volta. Aveva solo 43 anni, un po’ di più di quel Giancarlo Cadé, anche lui allora a digiuno di panche professionistiche, ma che ci trascinò in B in quella memorabile cavalcata del 1963-64. Fogli prese il treno per Reggio e mise in valigia i suoi giovani rossoblu Pederzoli, Filosofi e Tappi. La Reggiana prelevò anche altri giovani sconosciuti: un certo Matteoli, che aveva giocato in C2 nelll’Osimana, di proprietà del Como, il portiere Eberini, riserva lariana (al Como era stato ceduto il nostro Mossini che restava però ancora a Reggio) mentre dai giovani viola era arrivata la punta Bruzzone. Ci voleva nonnetto Zandoli a far sì che la squadra non venisse scambiata per quella di una scolaresca. Ma dove vuoi arrivare Reggianetta che non sei altro, costruita senza soldi e con promesse tutte da verificare? L’inizio di quel campionato fu incerto. Ma da novembre (il Genoa ebbe l’impudenza di cedere a noi Corradini più un conguaglio in denaro per Testoni, dal Pisa arrivò il cursore Bencini e dall’Avellino il barbuto Galasso) fu la svolta. Ma che razza di giocatore é Matteoli, il Maradona di poveri, e quello Zandoli quanti anni ha, e quel Galasso e Bruzzone, che giocatori. Dopo la vittoria dell’ultima d’andata a Trieste, gol di Zandoli, si cominciò a sognare. E dopo il duplice trionfo di Trento e Cremona (ancora Zandoli) pareva fatta. La vittoria al cardiopalmo col Novara al Mirabello davanti a 12mila persone per 5 a 4 dischiuse le porta alla gara della promozione. A Spezia arrivammo in 3-4 mila e il mare era azzurro, il pesce abbondante e il Vernentino anche. Ci offesero, ci tirarono sassi, ci diedero dei cornuti per via delle vacanze delle nostre mogli, ma loro scivolarono in categorie minori e noi grazie ai gol di Mossini e Bruzzone salimmo da dove eravamo retrocessi nel 1976. Fogli si lasciò scappare un sorriso, come quello della sofferta salvezza a Pisa dell’anno dopo. Un sorriso buono e generoso com’era lui. Trovò altre sistemazioni dopo l‘esonero del 1983 (al suo posto arrivò Giambattista Fabbri che non riuscì ad evitare la retrocessione). Sbarcò a Livorno, a Foggia, a Vicenza, altrove, ma sono convinto che i suoi ricordi migliori siano legati a una promozione imprevista, con una squadra di mocciosi e un nonno che sapeva tenerli a bada e fare gol. Assieme certo, a quello scudetto del 1964 quando, anche grazie a un suo gol (l’altro lo insaccò Nielsen) il suo Bologna vinse il suo settimo scudetto. Era rimasto l’ultimo a ricordarlo. Ma tutti gli eroi rossoblu sono adesso avvolti in una nuvola perché la squadra di allora, adesso ricompattata, può davvero giocare in Paradiso.

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