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Berlusca e i precedenti

16 Gennaio 2022 411 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Letta ha chiuso la direzione del Pd con l’enfatica proposta di un patto di legislatura che prevede l”elezione di un presidente della Repubbluca condiviso. Che Berlusconi non lo sia pare evidente anche a Vittorio Sgarbi, convertito oggi alla funzione di suo centralinista alla ricerca delle noci. O meglio dei voti.

Ha però ragione Paolo Mieli a ricordare che anche l‘idea di Bersani di convergere su Prodi, coi cento e più franchi tiratori del suo stesso partito che la resero vana, non era certo condivisa da tutti. E questo avveniva dopo che alla prima votazione, quando servivano i due terzi, si era bruciata la candidatura Marini. Che se, coi voti ottenuti, fosse stata giocata alla quarta, sarebbe stata vincente. Se abbiamo memoria non possiamo evitare di ricordare che il presidente Napolitano fu eletto con il 53 per cento dei voti. Parlo della prima volta (c’ero anch’io in Parlamento nel 2006) e che Leone nel 1971 venne eletto con appena il 51 per cento. Altro che larga convergenza. Dunque un’eventuale elezione di un candidato che alla quarta chiama arrivasse a essere eletto con un’esigua maggioranza con costituirebbe un precedente. Si può certo discutere dei metodi fin qui usati dal cavaliere. La ricerca del consenso tra i parlamentari incerti e senza casa e con un futuro nerissimo assomiglia più a quelle televendite a cui lo stesso Berlusconi sostengono si rivolga con una certa frequenza. Non a caso i regali (lui ci sa fare ragazzi) si limitano a quadri di scarso o nessun valore, peraltro relegati in soffitta ancora incartati. Lui è fatto così. Nel bene (ha avuto il coraggio di sfidare la gioiosa macchina da guerra occhettiana e di battere a sorpresa il partito dei giudici nel 1994 e personalmente ho preferito per un breve periodo lui a una sinistra prona al mito di Di Pietro), ma anche nel male (è proprietario, non solo leader, del suo partito che non fa congressi e non elegge nessuno e conseguentemente pretende allo stesso modo di assumere parlamentari e non solo di chiederne il voto per la sua ascesa al Colle). Non penso che Berlusconi abbia più possibilità di essere eletto di quante ne abbia la Juve di vincere questo campionato. Ma la sinistra, o meglio il Pd, ha una strategia in testa? Mica si limiterà ancora una volta a gridare al lupo, cioè a Silvio, finendo così, come è sempre avvenuto, per avvantaggiarlo? Davvero pensa di non partecipare al voto alla quarta chiama qualora la candidatura di Berlusconi fosse in campo? Questo sì costituirebbe un pericoloso precedente e oltretutto sarebbe la palese dimostrazione che Letta non si fida dei suoi. Resto convinto che l’unica soluzione, o meglio la migliore, sia ricorrere all’esperienza di un’alta personalità delle istituzioni che già altre volte, pur essendo orientato a sinistra, avrebbe ottenuto il gradimento della destra. E che era stato proposto dallo stesso Berlusconi e bocciato dal Pd perché dirigente del vecchio Psi. E vice di Craxi, oltretutto. Il paradosso di Amato è questo: essere considerato traditore di Craxi dai socialisti, o meglio da una parte di loro, ed essere nel contempo ritenuto troppo craxiano dalla sinistra. Sono convinto che la sua elezione risolverebbe d’un sol colpo questa incomprensibile contraddizione.

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