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I professori di Putin

22 Marzo 2022 115 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
I professori Cardini, Orsini, la Di Cesare, Canfora ci spiegano le origini culturali dell’atteggiamento russo. Potremmo, come si diceva un tempo, fare un bel gruppo di studio e approntare anche un accurato documento. E magari scriverci sopra un bel libro. Se ci pensiamo bene tutti i fenomeni della storia hanno cause. Niente avviene per caso. Poi ci sono conseguenze che generalmente travalicano i motivi causali. Bisogna allora distinguere effetti e cause.

Soprattutto quando, come avviene sempre, gli effetti non sono giustificabili e tanto meno equiparabili alle origini che possono averli determinati. Non c’é dubbio che il trattato di Versailles sia stato eccessivamente penalizzante per la Germania e la condusse al pagamento di onerosissime penali che furono uno dei motivi della pesantissima crisi economica della Germania a cavallo degli anni trenta e del successo elettorale dei nazionalsocialisti alle elezioni del 1932. Non c’è dubbio che l’infatuazione bolscevica e la proclamazione della rivoluzione armata con la dittatura del proletariato dell’immediato primo dopoguerra, uniti al disprezzo per i combattenti e al rogo delle bandiere tricolori, provocarono il successo del fascismo e poi l’instaurazione del regime. Può essere che l’espansione (peraltro richiesta dalle singole nazioni) della Nato ad Est sia stata vissuta dalla Russia come un’umiliazione. Ma come è accaduto col nazismo e col fascismo oggi dobbiamo stare convintamente dalla parte degli aggrediti o interrogarci ancora sulle supposte cause che possono avere prodotto quello che papa Bergoglio ha definito oggi “un’aggressione perfino sacrilega”? Giustificare una barbara invasione con antiche ragioni come non valeva allora non dovrebbe valere ora. E invece per i professori vale eccome, ma solo per la guerra in Ucraina. Costoro, Canfora si é spinto a definire i profughi “passanti”, mentre la Di Cesare sostiene che non vi é stata alcuna aggressione ma solo una guerra tra stati, insistono sulle ipotetiche cause del passato e deformano il presente. Gramellini ha cosi chiosato il verbale interventismo del professor Orsini: “Stavolta ci ha spiegato che tra l’Occidente e Putin non c’è differenza. Schifoso lo zar, schifosi noi: e tra schifosi ci si intende”. Costui ha mai pensato a uguale equiparazione tra Hitler e Churcill? E qui subentra il tipico masochismo occidentale degli intellettuali, ancora in preda a un narcisismo sessantottino, che peraltro affondava le sue ragioni in ben altra situazione internazionale, in una guerra infinita in estremo oriente, in un’America latina continente caserma e in un’Europa ancora divisa dal muro e che registrava all’Est dittature comuniste e all’Ovest, in ben tre paesi, dittature di segno opposto. Di Cardini confesso che non comprendo neppure il filo logico del ragionamento. Professore di storia medioevale giustifica persino il Putin che parla a una folla oceanica tipica di tempi sospetti. Ora politicamente, lo so cari professori che non avete alcuna dimestichezza con l’argomento e che preferite rinserrarvi nell’altezzosa superiorità della vostra “eccelsa” cultura, ma cosa dite della brutale aggressione di uno stato ad un altro stato, libero e indipendente? Quali cause e motivi ancestrali e più o meno reconditi la possono giustificare? Vedo che la Di Cesare e Fusaro oggi pubblicano un post sull’“aggressione buona” che, come testimoniano le vittime che non ci sarebbero state nell’ospedale e nel teatro di Mariupol, sarebbe solo una farsa degli ucraini. Anzi sarebbero gli ucraini che si sparano addosso tra loro. Ma bombardano, signori professori, e Mariupol é una città i cui edifici sono in larga parte crollati, professor Cardini, che trasporti il discorso “ai tempi della Rivoluzione francese quando la Russia era il nemico”. Ma che nemico possono avere quei bambini che sono morti sotto i bombardamenti degli aggressori? Pensavano a Robespierre o al diritto di giocare, di ridere e di vivere? E quei milioni di ucraini che fuggono dal terrore della guerra, professor Canfora, vanno forse in vacanza? Dopo giorni di viaggio e tormenti, dopo aver sofferto freddo e fame arrivano in Polonia perché intendono visitare il centro storico di Varsavia “patrimonio dell’umanità”? Ma a sentire qualcuno di loro, singolari esemplari del ribaltamento delle responsabilità, se ci sono i morti la colpa é di quell’ex comico (mestiere che i professori disprezzano anche se qualcuno di loro non in Italia) di Zelensky. Costui non può essere paragonato a un eroe della Resistenza. No, non é sufficientemente nella parte, come Allende, che volle morire col mitra a tracolla, non é abbastanza impregnato da esprit de finesse, diciamo. Non ha il diritto di difendersi come prescrivono sia la carta dell’Onu sia la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Anzi, se si difende é lui che provoca lutti e disastri. Perché capita spesso a costoro di disprezzare chi non é come loro. E’ un disprezzo istintivo, naturale, atavico che ostentano in nome d una sorta di razzismo intellettuale. Dunque Zelensky non è eroe e poco importa che i russi lo vogliano ammazzare. Non ha letto la Critica alla ragion pura di Kant e forse nemmeno Tolstoi e Dostoevskij. Si fa una gran pubblicità, come un dentifricio, su tutte le tv del mondo, tiene comizi ai parlamenti e sarà anche nel nostro (un matto aveva proposto di far parlare anche Putin in nome della parità di trattamento come in una tribuna politica). Posso riprendere la tremenda e bruciante attualità del vecchio detto latino “philosophus purus purus asinus”? Lo so che é un’offesa ma a forza di ascoltare tante castronerie si perde anche la pazienza.

 

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