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Referendum: c’é chi dice no…

7 Giugno 2022 254 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Ho ascoltato le obiezioni del settore conservatore della magistratura, che ha eretto le barricate sui cinque referendum di domenica prossima, ben coadiuvato dal loro giornale di riferimento “Il fatto quotidiano”. La crociata messa in campo da costoro riguarda essenzialmente la presunta difesa dell’ordine giudiziario, come prescrive la Costituzione, dagli altri due: quello legislativo e quello esecutivo.

Paradossalmente é proprio conservando lo stato esistente che questa autonomia vien meno. Lo sconcio di un organo di autogoverno dei magistrati lottizzato per correnti offre il desolante ritratto di un’entità assolutamente subalterna a logiche politiche e in questo non incline a rispettare il dettato costituzionale. Che il Csm nomini i procuratori, come é ormai testimoniato da alcuni dei magistrati che tale procedimento hanno adottato, con spartizioni politiche in stile manuale Cencelli e senza nemmeno leggere i vari curricula, e che questa regola valga anche per i vari e remunerati incarichi esterni, non può che risultare sconcertante. Che per anni, e anche tuttora, settori politicizzati delle toghe abbiano invaso il campo della politica distinguendo gli amici dai nemici non ci voleva né il libro di Palamara né quello, recente, di Renzi, per ricordarlo. Negli anni novanta il Pool mani pulite ha usato il carcere al di fuori delle tre disposizioni legislative (per pericolo di fuga, reiterazione del reato, inquinamento delle prove), ma solo come tortura dell’inquisito ai fini dell’estorsione di una confessione. Anche questo ci riporta al di fuori dell’orientamento delle leggi e al di sopra dallo stato di diritto. Che ancor oggi tali procedimenti si dispieghino verso chi contesta il potere della magistratura, anzi il suo extra potere, con metodologie abusive e parziali é ormai evidente a tutti. Che poi si arrivi, come ha fatto Caselli a Torino, a definire il modello italiano come il migliore del mondo, perché non distingue le carriere e le funzioni di chi é preposto a interpretare il ruolo dell’accusa da quello di chi deve giudicare, é oltremodo offensivo verso tutti i sistemi democratici europei che invece tale divisione hanno sempre rimarcato. Unica possibile analogia con la confusione tra magistrati inquirenti e giudicanti la si può rintracciare, e il paragone non credo sia edificante, nel Portogallo di Salazar. Chi mette in guardia da questo referendum, e chi ha anche contestato la riforma Cartabia che limita i passaggi dall’uno all’altro ruolo ma a partire dal 2027, si batte per un sistema giudiziario non in linea con l’Europa, mantenendo privilegi e poteri che fanno capo ai Pm. Questo sistema va radicalmente cambiato e domenica possono essere gli italiani con un sì a superare questa pericolosa anomalia. Fa eccezione nel fronte riformatore il Pd di Letta, coi suoi 5 no, anche se non coercitivi. In molti, in questo partito, si sono schierati per il sì. Riteniamo questa seconda prova di cedimento alle istanze dei populisti a Cinque stelle, la prima é stata quella del referendum sul taglio dei parlamentari, molto pericolosa. La sinistra italiana, dopo essere stata anomala a causa del fattore K, é divenuta negli ultimi trent’anni ugualmente anomala rispetto a quella europea per il fattore M. Cioè per la subalternità assoluta al potere dei magistrati. Non ricordo una battaglia di questo partito per i diritti di un suo avversario politico e, come nel caso di Ottaviano Del Turco, neanche per un suo dirigente di estrazione socialista. Due sono le più evidenti ragioni. La prima quella delle sue radici non certo liberali, essendo questo partito un impasto di post comunismo e di populismo cattolico. La seconda non la voglio neanche scrivere. Ma la riconoscenza ha un prezzo…

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