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Il socialismo su Marte

1 Luglio 2022 100 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
E’ scomparso Marte Ferrari, deputato socialista dal 1976 al 1992. Comasco d’adozione, reggiano di nascita. Era nato infatti a Scandiano (Reggio Emilia) nel 1928. Autodidatta, di provenienza sindacale, si era trasferito a Lecco a dirigere la locale Camera del lavoro e poi, dal 1965 al 1975, quella di Como. Era della corrente di sinistra, ma si guardò bene dal lasciare il Psi nel gennaio del 1964 in occasione della scissione del Psiup.

Poi, avendolo conosciuto personalmente e lui simpatizzando un po’ per me per vie delle origini comuni (qualche volta scherzavamo in dialetto anche se lui non riusciva a distaccarsi dalla sua cantilena lombarda) non l’ho mai pensato come uomo di parte. Anzi ricordo che dopo un mio intervento in Assemblea nazionale mi rimproverò perché mi ero definito craxiano. La sua idea del socialismo era connaturata al suo comportamento. Non c’era, credo, abitante del suo collegio, che non lo conoscesse e che non avesse avuto modo di avere a che fare con lui. Tutti li tempestava di dichiarazioni, interrogazioni, interpellanze, richieste di chiarimento, proposte, mentre la porta della sua segreteria era sempre aperta e frequentata da cittadini che cercavano un parlamentare del territorio al quale rivolgersi. Anche a Reggio Emilia si sentiva dire: “Se vuoi delucidazioni sulla tua pensione vai da Marte”. E lui riceveva tutti con quella bonomia tipicamente padana, col sorriso sulle labbra e parlando in ferrarese. Che non é il linguaggio di quelli di Ferrara, ma il suo, un misto di lombardo-emiliano a cui aggiungeva gesti ed esclamazioni che esprimevano un pensiero. Un grammelot popolare. Marte, che fu anche, in due fasi, vice sindaco di Como, e sottosegretario ai Lavori pubblici nei governi Goria e De Mita, dal 1987 al 1989, e poi al Bilancio e programmazione nel governo Andreotti, 1989-1992, ricevette anche diversi voti in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica nel maggio del 1992. Adesso lo posso confessare: quell’idea fu mia, se non ricordo male. Certo io fui tra coloro, uso un termine forte, che gli fecero la campagna elettorale. Un po’ per simpatia e un po’ per fare un dispetto al polliticaly correct. Di voti ne ebbe parecchi, tutti dal gruppo socialista, e Marte si commosse. E gli spuntarono le lacrime. Perché lui si commuoveva facilmente. Il suo socialismo, fatto di battute e di pacche sulle spalle, di contatto quotidiano con la gente, era un socialismo sentimentale. Originale, ma autentico. Dove si può trovare adesso? Su Marte, ma non altrove adesso. Straordinario anche per questo.

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