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Chi sarà l’uomo Quiz?

27 Luglio 2022 80 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Come in una divertente trasmissione di Arbore si presentava un anonimo del quale si doveva indovinare, come in un Quiz, il nome, così i due poli (ammesso che siano due e non ventidue) si fronteggiano senza aver trovato con chiarezza un candidato premier. Così definito anche se col Rosatellum non si deve eleggere un presidente del Consiglio e men che meno un premier perché in Italia non esiste il premierato. Si litiga nel destra-centro (bisogna definirla così una coalizione nella quale la destra rappresenta l’85% del peso elettorale e il centro solo il 15%). Qui il patto era chiaro. Sarà presidente del Consiglio il leader del partito che avrà conquistato un voto in più degli altri. Ora non ci sono dubbi, secondo tutti i sondaggi. Questo partito sarà Fratelli d’Italia e la Meloni, se la coalizione raggiungerà la maggioranza assoluta dei seggi, siederà a palazzo Chigi. Il patto però é stato messo in discussione. Nell’intervista di ieri al Corriere Berlusconi, negando di essere candidato alla presidenza del Senato, non risponde a una domanda sul tema fingendo di non essere interessato. Salvini, dato in caduta libera, rilancia se stesso illudendosi di ritornare con la sua Lega al primo posto come nel 2018. La Meloni avverte. Se non c’é accordo inutile la coalizione. Sul versante opposto é una gara ad exludendum. Letta vuole tutti dentro da Sinistra italiana, che il governo Draghi non ha mai votato, a Di Maio e Toti. Ma Calenda sta sfogliando la margherita per capire se prenderà più voti alleato del Pd o in splendida autonomia. E insiste perché Draghi torni alla presidenza del Consiglio, mentre Letta propone se stesso, o così pare, al vertice della coalizione. Fratoianni dice sì all’alleanza col Pd a patto che non ci siano gli ex di Forza Italia e Renzi cerca un approdo, ma minaccia di andare da solo. Per quanto riguarda la comunità socialista la lista ipotizzata del socialismo europeo si presenta per ora come Lista dei democratici e dei progressisti. Ora, nomina sunt consequientia rerum. Ma perché il nome di socialista in Italia non si può usare? Semplice: perché l’abbiamo portato noi. Continua ancor oggi questa persecuzione? Vedremo. Calenda e Bonino o lo stesso Renzi potevano essere approdi alternativi, ma bisognava pensarci per tempo e costruire insieme un percorso politico. Adesso paiono porti chiusi. Resta l’interrogativo. Saprà il centro sinistra costruire una coalizione in grado di battere la destra? Servirà ancora agitare lo spettro del fascismo come fa oggi sul Corriere De Benedetti? E la coalizione di centro-sinistra o repubblicana saprà contrapporre al probabile governo Meloni un governo Draghi? Ne dubito. Orlando parla di elementi di radicalità nel progetto elettorale, ora detto da lui, ministro in vari governi da anni, verrebbe spontaneo chiedersi quali elementi di radicalità abbia saputo inserire. Su tutto aleggiano le scadenze del Pnnr e del patto di stabilità, gli impegni internazionali soprattutto riferiti all’Ucraina. L’impressione è che i partiti non abbiano ancora capito il disastro seguito alla crisi del governo Draghi e la necessità di creare le condizioni perché un analogo governo si insedi dopo le elezioni per salvare l’Italia. Altro che uomo solo al comando. Serve un uomo, anche circondato, ma autorevole e in grado, con un governo efficiente, di realizzare l’agenda Draghi e sventare il successo annunciato del destra-centro. Chissà se anche a sinistra si capirà quello che noi abbiamo più volte sostenuto su queste pagine e cioè che il solo modo per evitare il governo Meloni sia contrapporgli il governo Draghi, ammesso che gli alleati di Fratelli d’Italia riconfermino il vecchio patto e che la coalizione contrapposta si costituisca e spenda il nome dell’attuale presidente del Consiglio e ammesso che quest’ultimo, pur non intervenendo nella campagna elettorale, lo lasci spendere. Sono tante le incognite ancora e mancano meno di due mesi al voto. Stavolta il generale Agosto, nelle contese, sarà decisivo. Ma se in genere era chiamato a sciogliere le righe, stavolta è chiamato a condurre una battaglia decisiva per il futuro dell’Italia. Che sia all’altezza della situazione.

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