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Globalizzazione adieu?

15 Settembre 2022 120 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Tra le conseguenze dell’aggressione russa all’Ucraina svetta su tutte la formazione di un potenziale bipolarismo politico ed economico. Il faccia a faccia tra Putine e Xi jinping, svolto a Samarcanda in occasione della Shanghai cooperation organization e in attesa del XX congresso del Partito comunista cinese che dovrà confermare i vertici del governo e le sue linee essenziali, sia pur accentuando le distanze dei due sull’intervento armato a Kiev, ha sostanzialmente promosso la nuova alleanza.

Xi in questi giorni ha anche incontrato la leader indiana Neredra Modi, coinvolta assieme all’Iran nella clamorosa politica della de dollarizzazione. I paesi della Shanghai cooperation organization sono, oltre alla Cina che lo ha ideato, all’India e alla Russia, il Pakistan.e quattro repubbliche ex sovietiche su cui la Cina ha investito moltissimo e della cui autonomia Putin deve essersi fatto garante: il Kazakhistan, l’Uzbekistan, il Tajikistan e il Kyrghyzstan. Anche l’Iran é stato invitato. Promessa solenne di Putin é che di Cina ce n’é una sola (e dunque netta condanna per le interferenze americane) e promessa di Xi, sempre più padrone della situazione, é che la Cina continuerà ad aumentare le importazioni dalla Russia. Facciamo due conti, perché la Cina non può neanche chiudere i rapporti con l’Occidente e in particolare con gli Stati uniti, verso i quali ha pagato un prezzo per il rallentamento del mercato globale. Il suo import export con il mondo intero é infatti calato ad agosto del 3,8% e verso gli Usa del 7,3%. Con la Russia la crescita é stata da gennaio ad agosto del 31%. La Cina in questo periodo ha speso in Russia 72 miliardi di dollari. Sorgono allora spontanee due domande. La Cina potrà gradualmente fare a meno dei rapporti commerciali con l’Occidente e in particolare con gli Usa? Non penso proprio. La Cina ha bisogno ancora del mercato globale quanto almeno gli Usa, non foss’altro per l’alta quota di debito americano in mano al governo di Xi. Secondo. La Russia può fare a meno della vendita del suo gas all’Europa, surrogandola con l’esportazione a Pechino e ai paesi del patto di Shanghai? Questo appare più credibile, ma la fine dell’esportazione di gas all’Europa toglie d’incanto l’unico ricatto nelle mani di Putin all’Unione europea. Difficile sostenere che regimi dell’uno e dell’altro fronte, entrambi capitalistici sia pure organizzati diversamente, possano convivere erigendo nuovi muri e penalizzandosi reciprocamente. Xi punta alla leadership di un blocco di Paesi pronto a fissare un nuovo cammino con nuove regole al mercato globale. Pensa di sostituire l’egemonia americana nel mondo con un più equilibrato rapporto Ovest-Est. Ma la contrapposizione non é solo tra Ovest ed Est ma tra sistemi democratico e sistemi autoritari (anche Erdogan partecipa come invitato alla conferenza). O meglio ancora tra stati di ispirazione liberaldemocratica e stati autoritari o dai tratti illiberali (l’Ungheria di Orban é l’unico paese europeo a mantenere relazioni con Putin). Credo che dovremo affrontare nel prossimo futuro anche una sfida tra modelli di organizzazione statuale. Se si dimostrerà che meno democrazia equivarrà a più benessere (il modello cinese) sarà difficile uscirne vincitori. Tuttavia é una sfida che va combattuta. Con forza e con l’orgoglio delle nostre tradizioni liberali.

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