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Il giallo di San Pietro

13 Aprile 2023 167 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Come é noto, mentre il Parlamento ha dato via libera all’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul caso Orlandi, a cui si é aggiunto, bontà loro, quello Gregori, il Vaticano si é deciso finalmente a collaborare attraverso il promotore di giustizia Diddi che ha svolto ieri l’altro un lungo incontro con Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. Il tutto a quarant’anni dalla sparizione delle due ragazze, Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, avvenute a un mese di distanza, la Gregori il 7 maggio del 1983 e l’Orlandi il 22 giugno dello stesso anno. Due preliminari interrogativi. Perché i due casi sarebbero collegati? E perché il caso Orlandi ha avuto tanta pubblicità e quello Gregori é finito, se non nel dimenticatoio, certo in ombra e sullo sfondo di quell’altro? I due casi sarebbero collegati per il tempo, il luogo, l’età (le due ragazze avevano solo 15 anni) e per le modalità del sequestro. Lo stesso Ali Agca unificò i due casi e quello della sparizione di un giornalista russo mettendoli in collegamento con l’attività di un’organizzazione di estrema destra, ma senza mostrare alcuna prova. Perché abbia preso il sopravvento il caso Orlandi é solo spiegabile dal fatto che Emanuela era cittadina vaticana e dunque che soprattutto su di lei si potesse puntare gli occhi sui misteri della Santa sede. Oggi papa Francesco ha promosso l’operazione verità che evidentemente i suoi predecessori non avevano autorizzato. Perché? Esisteva la necessità di assicurare coperture a un misfatto di tale portata? Chi si intendeva custodire? Se anche lo Stato italiano si sta muovendo perché il procuratore di Roma dell’epoca Giuseppe Pignatone ha chiuso le indagini nel 2015 nonostante le novità emerse dalla trattativa segreta condotta dal suo procuratore aggiunti Giancarlo Capaldo con due emissari vaticani e nonostante le rivelazioni dell’ex compagna del capo della banda della Magliana Renato De Pedis, ucciso nel 1991, chiamato in causa sul caso Orlandi assieme ai suoi complici? E dove si trovava la tomba di Renatino, uno che si era macchiato di molteplici delitti e crimini? Nella chiesa di Sant’Apollinare. La sepoltura in Sant’Apollinare, chiesta dalla vedova per esaudire un desiderio dello stesso De Pedis, fu autorizzata, in deroga al diritto canonico dal Vicariato di Roma dopo che il rettore della basilica, monsignor Piero Vergari, attestò in una lettera del 6 marzo 1990 che De Pedis in vita fu un benefattore dei poveri che frequentavano la basilica. Il 24 aprile 1990 la salma di De Pedis venne tumulata e le chiavi del cancello vennero consegnate alla vedova ed al rettore della chiesa. La sepoltura in una chieda di un boss criminale sarebbe stata un favore richiesto dal cardinal Ugo Poletti, che come afferma nel 2005 la giornalista Raffaella Notarianni firmò l’autorizzazione, in funzione di servizi che De Pedis avrebbe recato al Vaticano, a giudizio del boss maglianese pentito Maurizio Abbatino. Di certo si sa che il cardinal Ugo Poletti faceva parte della cosiddetta Gran loggia vaticana col numero di matricola 32/1425, come dichiara l’Osservatore politico già in data 12 settembre 1978. A latere di questa vicenda un episodio inquietante. Nel marzo del 2012 si svolge, come ho già anticipato, una trattativa segreta tra due emissari del Vaticano e il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capalbo. I due emissari chiedono la rimozione della tomba di De Pedis dalla Basilica e Capalbo pretende in cambio informazioni sul caso Orlandi. I due ritornano accettando la richiesta e rimandando a un fascicolo coi nomi di chi sapeva. Poi l’accordo si complicò. Intervenne il procuratore Giuseppe Pignatone che tolse l’incarico a Capalbo, dispose la rimozione della tomba e nel 2015 chiuse le indagini sul caso Orlandi. Andato in pensione Pignatone, assunse poi, caso invero eloquente, l’incarico di presidente del Tribunale di prima istanza della Città del Vaticano. La Minardi chiama in causa il famoso Marcinkus, per anni a capo dello Ior e invischiato in mille traffici, con Calvi e il Banco Ambrosiano, con Sindona e anche col capo della P2 Licio Gelli. Secondo la testimonianza di Sabrina Minardi lo stesso Marcinkus fu il mandante del rapimento, probabilmente per togliere di mezzo una ragazzina che avrebbe potuto testimoniare dei giochi erotici di Marcinkue e di taluni prelati. La Minardi confessa di aver portato da Marcinkus anche altre ragazze? Mirella Gregori era una di queste? Indubbiamente i chiarimenti necessari restano molti. Cerchiamo di metterli in ordine. Le formulo attraverso domande. Tutte le ipotesi formulate da Ali Agca, alquanto fantasiose, che collegano il rapimento della Orlandi e anche della Gregori, alla pista estera e collegata all’attentato al papa, sono stare vagliate? Se si scartano queste non resta che l’intreccio tra Vaticano e Banda della magliana. Quali servizi aveva recato Renatino De Pedis ad ambienti vaticani per meritare la sepoltura, lui un criminale a capo di una famosa banda di delinquenti, in una famosa basilica romana a fianco dei santi e dei benefattori? Se l’ipotesi di Marcinkus come mandante é plausibile a quali festini con minorenni si erano prestate le due ragazze e chi vi aveva partecipato? E questi ultimi sono stati organizzati prima o a seguito del rapimento? Se invece De Pedis e la banda della magliana sono anche i mandanti del rapimento qual’é il coinvolgimento del Vaticano e dello stesso Ior? La banda della magliana aveva depositato molte risorse nella banca vaticana che sono stare usate da papa Giovanni Paolo II per aiutare Solidarnosc e non riconsegnati? Dunque il rapimento sarebbe, quello dell’Orlandi solamente però, una ritorsione o un rapimento a scopo di riscatto? Ma perché le due ragazze sono state uccise a pochi giorni di distanza, alla stessa età, e non sono state più ritrovate? L’impressione del fratello della Orlandi é che si debba cercare la responsabilità nelle alte sfere del Vaticano e dunque che debba essere scartata la pista della reazione allo sgarbo finanziario dello Ior. Dunque, se ci pensiamo bene, si propende alla situazione che davvero potrebbe unificare il caso Orlandi a quello Gregori. A questo punto non ci resta che attendere i futuri sviluppi e verificare se stavolta tutti avranno il coraggio di svelare l’intricato e drammatico mistero che da quarant’anni addensa le cronache. E che attende ancora la Grande confessione. La verità.

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