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Com’é triste Venezi…

13 Luglio 2023 145 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Beatrice Venezi é una direttrice d’orchestra che va per la maggiore. In un mondo, quello della lirica, in cui esiste una parola maschile che si abbina soltanto al femminile, cioè soprano, hanno dovuto invece portare al femminile la qualifica, per secoli, adattata solo al maschile: quella di direttore d’orchestra. Merito anche della Venezi che sta dirigendo in tutta Italia e non solo. Lei, lucchese, é particolarmente impegnata nel festival pucciniano di Torre del lago, paese in cui il maestro alloggiò per quasi una vita. Attaccata in Francia, perché consulente del ministro della Cultura Sangiuliano di un governo di centro-destra, come pericolosa fascista, ha alzato il tono concedendo nel finale del suo concertone inaugurale del festival, una sua versione dell’Inno a Roma, il patriottico pezzo che Giacomo Puccini musicò nel 1919. Apriti cielo. Il sindaco di Viareggio e il presidente della provincia non hanno presenziato per protesta. Sia ben chiaro. Puccini si occupava di politica come il sottoscritto di trigonometria e l’inno a Roma, scritto da Fausto Salvatori, suona come celebrazione della vittoria italiana nella prima guerra italiana perché nel 1919 gli italiani il fascismo non sapevano ancora cosa fosse. Puccini morì nel 1924 e gli echi per il delitto Matteotti, in quel novembre, facevano addirittura prevedere una rapida eclissi del nuovo regime. E’ vero che quel passo: “Sole che sorgi libero e giocondo” é risuonato spesso nel ventennio e anche in seguito utilizzato, come fu dallo stesso Msi. Ma la storia non si può cancellare. E nemmeno la musica di Puccini. Però Puccini poteva proprio fare a meno di produrre una musica di così infimo livello. Personalmente non avrei avuto dunque nulla da ridire sul fatto che le ridondanti note dell’Inno a Roma si fossero sparse sulla scalee dell’arena di Torre de Lago. Non lo avrei fatto, non per ragioni pseudo politiche dell’antifascismo di professione, ma solo per tutelare l’autore post wagneriano di Manon Lescaut, quello verista di Bohème, che in questo stesso luogo é ambientata nel 1968 (meglio che far morire Mimì di over dose come in una sciagurata messa in scena di qualche anno fa), il che ha fatto imbufalire Vittorio Sgarbi, l’autore delle orientali e parzialmente pentatoniche Butterflay e Turandot, e della fantastica Fanciulla del west dove melodia, armonie novecentesche, radici del country e del jazz risuonano e si intrecciano. Dunque per tutelare Puccini da una sua degenerazione. Anche Puccini non amava proprio questo Inno che avrà composto per seguire la moda di un’Italia innamorata della vittoria. Anzi arrivò addirittura a definirlo “una bella porcheria”. E non vale proprio la pena scomodare Wagner come fa la Venezi. Che Hitler amasse il Crepuscolo degli Dei non muta di una nota un capolavoro assoluto della musica dell’Ottocento. In questi settant’anni abbiamo assistito ai peggiori miscugli della musica e della politica. Mascagni e la sua Cavalleria non si dovevano mettere in scena per l’adesione del maestro livornese al fascismo (si ricordino anche le peripezie di autentici geni musicali quali Von Karajan e Furtwangler in Germania), mentre l’Andrea Chenier di Giordano era bocciata come opera contro rivoluzionaria. La sinistra totalitaria ha fatto danni irreparabili nella cultura della quale si riteneva erede assoluta. Così come l’ideologia giustizialista applicata alla musica dai tribunali di un’ideologia fallita. Ma qui con l’Inno a Roma non si presenta Puccini. Ma solo un artigianale compositore che utilizza i fiati come avvertenza di un percorso melodico inesistente. Che alza i toni dell’orchestra e induce i cantanti a muoversi come marionette del più greve patriottismo di maniera. Enfaticamente, e dunque ridicolmente. Un inno che, al contrario del pur modesto Inno di Mameli, induce proprio al sorriso di compassione. Meglio far ascoltare La Rondine, che gli austriaci in tempo di guerra avevano ordinato al maestro come operetta. E che é invece un altro suo graffio musicale riuscito. Sia pure potenzialmente anti patriottico…

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