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Il conto dei morti e delle ragioni

18 Ottobre 2023 115 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Nella seconda guerra mondiale la Germania ebbe oltre 7 milioni di morti e il Regno unito solo 300mila. Israele in questo conflitto ha avuto circa 1500 morti e i palestinesi oltre 2800. Dunque dovremmo concludere che le ragioni stavano dalla parte dei nazisti e di hamas? Non credo proprio. La seconda guerra mondiale cominciò dall’invasione nazista, a cui faceva corollario quella sovietica in base al patto Ribbentrop-Molotov, della Polonia. Questo nuovo e feroce conflitto medio-orientale nasce a seguito del massacro commesso da Hamas a danno di ragazze e ragazzi che erano solo intenti a divertirsi e di intere famiglie che vivevano nei kibbutz coi loro bambini. La reazione di Israele da questo dipende. Ora ci sono nel mondo diverse posizioni politiche al riguardo anche di segno opposto. La mia premessa é che Israele da subito doveva distinguere tra obiettivi militari e obiettivi civili, cosa non facile perché Hamas desidera la strage, posizionando le sue basi in edifici privati e costringendo con la minaccia gli abitanti di Gaza a non lasciare la città per spostarsi a Sud dove Israele ha assicurato che non bombarderà. Forse l’avvertimento poteva essere lanciato da subito e certo non si danno 25 ore per spostare un milione di persone, compresi i malati degli ospedali, in un’altra zona. Le posizioni esterne sono molto preoccupanti. Quella dell’Iran, in primis, che pare essere dietro il barbaro massacro, e che potrebbe decidere di entrare in campo, quella della Russia che col pretesto dell’appoggio al popolo palestinese intende allentare le pressioni internazionali sull’aggressione all’Ucraina, ma anche quella della Cina che ha annunciato un appoggio unilaterale al popolo palestinese senza distinguere tra il terrorismo e la giusta causa dei palestinesi che non usano l’arma del terrorismo per far valere le loro ragioni. La stessa politica dei due popoli e due stati, come osserva giustamente Paolo Mieli, é oggi tremendamente complicata. I governi di Israele hanno la responsabilità di non aver continuato la politica degli sgomberi degli insediamenti, come Sharon aveva fatto a Gaza, anche in Cisgiordania, finendo così per non rispettare gli accordi di Oslo del 1993, i palestinesi hanno la responsabilità a Gaza di aver ricorso, tramite Hamas, a continui assalti ad Israele non riconoscendo non solo quegli accordi, sottoscritti dall’Olp, ma neppure il diritto di Israele ad esistere. Il mondo é in subbuglio. La Russia propone all’ufficio di gabinetto dell’Onu la condanna per l’aggressione a Gaza, con un candore ipocrita che fa rabbrividire visto di che aggressione si é macchiata. L’Europa praticamente non esiste e gli Stati uniti, finora, con l’eventuale elezione di Trump potrebbe cambiare tutto, appoggia i diritti di Israele a cui raccomanda prudenza. Insomma ipocrisia per ipocrisia non si può negare che, nelle numerose guerre che l’hanno coinvolta, Israele é sempre stata attaccata e anche questa volta é così, che la nazione palestinese, come deliberò l’assemblea dell’Onu del 1947, doveva nascere in territori subito conquistati dai paesi arabi, che mossero subito guerra a Tel Aviv, che quelli conquistati nella guerra dei sei giorni del 1967 sono stati tutti riconsegnati, prima a Egitto e Giordania, sulla base di un trattati di pace e poi, Gaza e Cisgiordania, con i problemi che abbiamo rimarcato, ai palestinesi. Sarebbe facile convincere i contendenti se fossero da un lato l’Olp e dall’altro magari un governo israeliano, e soprattutto un presidente, meno screditati. La cosa che non si può fare e trattare coi terroristi che vogliono la distruzione di Israele. Questo proprio credo che a Israele nessuno possa chiederlo

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