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Gramsci é di destra?

11 Gennaio 2024 107 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il ministro della Cultura Sangiuliano ha inviato una missiva (forse una mail) agli amministratori della casa di cura Quisisana di Roma, dove Antonio Gramsci morì nel 1937 dopo una lunga detenzione in carcere, per chiedere che venga apposta una targa commemorativa in ricordo del leader comunista. Nella missiva Sangiuliano aggiunge: Ho più volte annunciato che dedicheremo alla sua personalità e opera una mostra, ma ritengo doveroso accogliere l’appello di studiosi e cittadini ad apporre una targa commemorativa nel luogo dove si spense”. Forse la scelta può stupire chi ha ancora negli occhi le tradizionali barriere di destra e sinistra. Cerco di valutarla per quel che é. E cioè l’omaggio di un ministro di un governo di destra a un antifascista, perseguitato dal regime, di un fine intellettuale e di un convinto comunista che, nonostante il fervente filobolscevismo e anti riformismo delle origini, coi suoi quaderni dal carcere non mancò di avanzare critiche al modello sovietico accusato di napoleonismo, e andando in urto con Togliatti. Resta il fatto che la posizione di un ministro come Sangiuliano, che al contrario del nostro Salvatore Sechi, non penso abbia approfondito i rapporti tra Gramsci e Togliatti (vedere a tale proposito il libro di Mauro Canali “Il tradimento. Gramsci, Togliatti e la verità negata”), assume secondo me un duplice possibile significato. Il primo é semplice e magari anche concordato con la Meloni. Dal momento che un gruppo di esagitati si espone, durante la commemorazione dei tre ragazzi del Msi uccisi a Lacca Laurentia, in un poco edificante saluto di stampo nazifascista, il ministro della Cultura dà un chiaro segnale di antifascismo del governo ripiegando su Gramsci. Il secondo significato, tendenzioso ma interessante, é quello che ci fornisce Antonio Polito sul Corriere.”Da tempo”, scrive Polito, “c’é in giro un gramscismo di destra che ammira in lui il concetto di egemonia”. Sia ben chiaro. Gramsci intendeva per egemonia quella della classe operaia, la destra (ma oggi non potrebbe essere che così) é lontana da quell’assunto. Diciamo piuttosto che il concetto di egemonia culturale, prodotto dai cosiddetti “intellettuali organici” al partito, disegna un sistema di valori che fanno a pugni con la democrazia. Ora noi siamo in un periodo storico di crisi dello stato liberale e più in generale di molti valori dell’occidente. Troppo spesso pieghiamo la testa di fronte a palesi violazioni dei più basilari principi di libertà. Basti pensare all’Onu che vota l’Iran, dove uccidono le ragazze che non portano il velo e dove esiste una polizia morale (d’altronde é lo stato etico che la impone), alla presidenza della Commissione per i diritti civili, a Putin che convoca elezioni in cui si presenta da solo, mentre in Cina, ormai la più grande potenza economica, esiste un solo partito o ad Orban che punta il dito contro stato liberaldemocratico e solidarizza con l’aggressore dell’Ucraina. Basti pensare alla simpatia di parte dell’occidente non solo ai palestinesi ma perfino ad Hamas (poi mi auguro anch’io come la figlia di Simon Peres che Netanyahu sparisca dalla scena e con lui una strategia militare su Gaza che finirà non per distruggere Hamas ma per rilanciarlo almeno come tendenza estremistica). Di tutto questo parliamo troppo poco. E se l’appropriazione di Gramsci e non di Matteotti, sul centenario della morte del quale il governo é silente, é orchestrata come sussulto strategico contro lo stato liberaldemocratico, la sortita di Sangiuliano non sarebbe affatto una correzione alle penose sceneggiate di Lacca Laurentia, ma un ulteriore dimostrazione della difficoltà della destra a conciliarsi con la cultura della libertà.

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