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Gli errori di Netanyahu

4 Marzo 2024 116 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non ho bisogno di professare il mio giudizio sulla strage del 7 ottobre, che é noto per i 12 lettori dei miei editoriali. O di considerare Hamas un gruppo terroristico e Israele un paese democratico e legittima, in termini di principio, la reazione israeliana alla barbara caccia a migliaia di ragazze e di ragazzi intenti solo a divertirsi o all’assalto a kibbutz indifesi e segnati dal sangue di uomini, donne e bambini. O di considerare gli abusi della parola “genocidio” (come se lo sterminio degli ebrei avesse qualcosa a che fare con i pur tragici bombardamenti su Gaza, non foss’altro perché centinaia di migliaia di palestinesi vivono in pace in Israele) e di annotare come nelle diverse manifestazioni sulla Palestina non si riconoscano le ragioni storiche israeliane, che si condensano nel fatto che mai Israele ha attaccato gli arabi o i palestinesi, ma é sempre stata da questi ultimi attaccata, non riconoscendole, tranne Egitto e Giordania e poi l’Olp, il diritto a vivere in pace. O che in molti si intestardiscano a parlare di trattativa e di pace con Hamas mentre i loro partiti di riferimento parlavano di assoluta fermezza rifiutando di trattare con le Bierre (che non facevano stragi di bambini né ammazzavano a caso ragazzi in festa) durante il caso Moro. Voglio parlare degli errori di Netanyahu, questo personaggio che dovrebbe fare i conti con la magistratura e deve solo alla guerra il mantenimento dell’incarico e forse la libertà personale. A seguito degli accordi di Oslo che risalgono all’ormai lontano 1993, questo signore, contrariamente a Sharon che fece sloggiare con le buone, ma spesso anche con le cattive, i coloni da Gaza, ha permesso che in Cisgiordania si potenziassero gli insediamenti israeliani, contraddicendo così agli accordi che ne prevedevano un graduale azzeramento. Questo non ha permesso all’Olp, con una Cisgiordania divisa fra tre territori ognuno dei quali amministrato o governato in modo diverso, di legittimarsi con l’autorevolezza necessaria presso il popolo palestinese, tanto da soccombere alle elezioni nei territori di Gaza, e a perdere anche militarmente il conflitto con Hamas. Il fatto é che Netanyahu, non riconoscendo il diritto dei palestinesi ad avere una patria e bombardando e seminando morte a Gaza (la strage del pane è tutta da chiarire) non fa che rafforzare o Hamas o una tendenza estremistica e anti israeliana in Palestina, negli stati arabi, anche in Egitto e Giordania, nel mondo intero. Cosa si sarebbe dovuto fare? Trattare subito il rilascio degli ostaggi e formare una coalizione internazionale per la lotta ad Hamas, magari coinvolgendo alcuni paesi arabi, in primis Egitto e Giordania. Questo poteva consentire di pacificare il popolo israeliano che tuttora palpita per gli ostaggi vivi e morti e di rafforzare la solidarietà con le nazioni occidentali, in particolare con gli Usa. Israele ha il diritto, anzi il dovere, di combattere i mandanti e gli esecutori dalla strage cruenta e cinica, barbara e criminale, del 7 ottobre. Ma non di colpire in assoluta solitudine cittadini che nulla c’entrano con quella strage, suscitando perplessità e proteste dai paesi storicamente amici. Allargare e potenziare la solidarietà e la risposta alla strage del 7 ottobre, dunque, senza affidare solo a se stessa il mistico ruolo della vendetta.

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