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I magnifici sette

10 Aprile 2024 99 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Se fossi in Israele sarei in piazza contro Netanyahu. Ho firmato l’appello, assieme a molti altri, lanciato dalla sinistra israeliana che riconosce le ragioni di Israele ma non quelle del suo premier. Gli ostaggi sono in larga parte ancora in mano ai terroristi di Hamas, e non si sa nemmeno quanti di loro siano morti sotto il fuoco amico, i civili palestinesi massacrati dalle bombe israeliane non si contano e questo rende più difficile recuperare il dialogo non con Hamas ma con la stessa Olp, il trattato di Oslo del 1993 che riconosceva il principio dei due popoli e due stati é ormai palesemente osteggiato dal premier israeliano, i rapporti con gli Usa si sono fatti davvero sempre più critici. E il fuoco che bruciava sotto la cenere é esploso proprio ieri quando, per errore, un razzo israeliano é esploso su un veicolo di volontari di una Ong americana uccidendo sette giovani che portavano aiuti alimentari alla popolazione di Gaza. Scusandosi per la strage di volontari Netanyahu ha parlato “di cose che purtroppo accadono in guerra”. Antonio Polito ha opportunamente ricordato sul Corriere che i lavoratori umanitari uccisi a Gaza negli ultimi mesi sono già 200 e si è chiesto se quella che Israele sta combattendo sia ancora una guerra di difesa, cioè se sia ancora una guerra giusta. Resto convinto delle ragioni di Israele a reagire al vile e barbaro massacro del 7 ottobre, alla caccia a uomo dei terroristi in territorio israeliano, alla strage di donne e bambini casa per casa, kibbutz per kibbutz. Ma questa, contro tutta la popolazione di Gaza, questa contro inermi civili, questa che non fa distinzione tra terroristi e volontari, questa che sta isolando Israele dagli alleati, che sta colpendo ambasciate in territori stranieri , questa che guerra é? Paradossale la giustificazione dell’opposizione israeliana, perché Israele é una democrazia e l’opposizione può andare in piazza senza essere incarcerata e lapidata, come le donne dell’Afghanistan, secondo la quale la guerra sarebbe l’unico modo per Netanyahu di evitare le elezioni che perderebbe certamente. Questa giustificazione mi ricorda un film tra il drammatico e l’ironico “Sesso e potere” del 1997, in cui un presidente americano per difendersi da uno scandalo sessuale chiese ai mass media di organizzare una finta guerra all’Albania in modo da distogliere l’attenzione dallo scandalo che lo coinvolgeva. Ma almeno quella guerra era finta e non fece morti. Quella di Netanyahu per non fare le elezioni e non cedere il potere é invece terribilmente vera. E proprio ieri ha ucciso sette magnifici ragazzi americani che portavano il pane a chi aveva fame.

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