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Attacco ad Israele

19 Aprile 2024 90 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Hanno voluto vendicare l’uccisione del generale Mohammad Reza Zahedi, che dirigeva le operazioni di supporto militare ad Hezbollah e probabilmente anche ad Hamas, avvenuta nell’ambito di un bombardamento israeliano all’ambasciata iraniana in Siria. E a proposito di proporzionalità della reazione sono partiti da varie basi militari dell’Iran centinaia di droni e missili in larghissima parte intercettati dalle contraeree francesi in Giordania e dall’apparato difensivo e protettivo israeliano aiutato dai jet statunitensi, inglesi, tedeschi e francesi. Italia e Spagna, strana equivalenza dei due governi, ritengono che bisogna fermare l’escalation, bloccare i bombardamenti a Gaza, proteggere, almeno l’Italia, la flotta inviata sul mar Rosso e i contingenti italiani nelle regioni interessate. Non contesto la tradizionale prudenza italiana, data la collocazione geografica del nostro Paese che già, ai tempi del terrorismo che insanguinava le altre capitali europee, si salvò con un discutibile ma produttivo patto. Un patto vero anche se non scritto, il famoso Lodo Moro (lasciar transitare per l’Italia armi e bombe per i movimenti palestinesi più estremi in cambio della rinuncia di costoro a organizzare attentati in Italia). Non si capisce, o lo si capisce benissimo, perché Dc e Pci in nome di un malinteso principio di fermezza, abbiano nel contempo rifiutato, non un patto, ma una semplice trattativa cin le Bierre per liberare Aldo Moro, l’ideatore di quel lodo. Ma torniamo alla notte della tempeste di missili e droni, peraltro anticipata dall’intelligence americana. Tutta la popolazione d’Israele, un intero popolo, ha dormito nei rifugi anti atomici per tornare alla luce il mattino dopo. Cosa sarebbe accaduto se Israele non fosse stata avvertita, qualcuno dice, ma la Gran Bretagna ci tiene a smentirolo, dalle stesse autorità iraniane? Quante migliaia di morti poteva determinare questo bombardamento e cosa significa quella dichirazione della guida suprema della teocrazia iraniana Kamenei secondo la quale “Gerusalemme ritornerà musulmana”. Sono ancora in gioco, come sempre é accaduto, due questioni: la legittimità dello stato d’Israele e la pretesa di taluni stati arabi di metterla in discussione. Questo ha provocato le diverse guerre che a cominciare dalla dichiarazione di nascita dello stato di Israele hanno insanguinato la zona. Solo Egitto e Giordania, assieme all’Olp, hanno assunto una posizione diciamo ligittimista. Gli altri stati, a cominciare dalla sciita Iran degli ayatollah per finire agli Ezbollah libanesi, per non parlare della stessa Hamas, ma anche della Siria, e dello stesso Qatar s mi fermo qui, intendono legittima la liberazione dei territori occupati da Israele e nelle manifestazioni in Occidente i filo palestinesi scandiscono: “Dal fiume al mare la Palestina sarà libera”. Che significa? Che Israele deve essere cancellata. Ho piu volte criticato Netanyahu per il suo estremismo, per aver gettato nel cestino gli accordi di Oslo del 1993, per aver incrementato la colonizzazione della Cisgiordania e mi auguro che molto presto, come auspicano gli israeliani non integralisti, gli succeda il leader progressista Yair Lapid o quello centrista Benny Gandz. Quest’ultimo ha proposto una coalizione del tipo di quella che ha contribuito a fermare i droni e i missili iraniani che é esattamente quanto da noi sostenuto già a proposito della risposta da dare dopo il massacro del 7 ottobre. Resta il fatto che anche ke opposizioni (Israele é l’unico paese della regione in cui le opposizioni scendono in piazza senza rischiare quanto meno la galera) si battono per il diritto alla difesa dello stato di Israele. E ci mancherebbe. Israele é l’unico lembo di terra in tutta la zona retta da una democrazia di stampo occidentale e in cui vivono pacificamente etnie e religioni diverse.. Per questo la sua difesa (che non significa difesa del suo governi), come del resto quella dell’Ucraina, é una difesa di tutta l’Europa, di tutto l’Occidente e della sua cultura.

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