Quoque tu, Hannoun…
Mohammed Hannoun, il capo dei palestinesi in Italia, punto di riferimento della raccolta fondi per Gaza, é sottoposto a fermo assieme ad altri palestinesi, tra i quali moglie e figlia di Hannoun, per avere versato oltre il 70% dei fondi nelle casse dell’ala militare di Hamas. L’accusa é gravissima, essendo Hamas un movimento terroristico. Hannoun ha diritto di difendersi e di dimostrare la sua innocenza e seguiremo con estremo interesse lo sviluppo dell’inchiesta. Secondo gli inquirenti, il denaro raccolto in Europa attraverso diverse organizzazioni benefiche, ufficialmente destinate a scopi umanitari, verrebbe in realtà stornato verso Hamas per le proprie esigenze militari. L’inchiesta della Procura di Genova, che ha portato a diverse ordinanze di custodia cautelare, delinea i contorni di una cellula italiana, l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (ABSPP), integrata in una più vasta “arena europea”. Questa rete operativa sarebbe ramificata in Olanda, Francia e Regno Unito, con al vertice Majed Al Zeer, alto funzionario di Hamas. Mohammad Hannoun farebbe parte di questo gruppo. Il sistema si poggerebbe su tre pilastri: una rete operativa, una finanziaria composta dalle charity e una istituzionale. Quest’ultima, attraverso organizzazioni di copertura, avrebbe l’obiettivo di compattare i palestinesi all’estero sotto l’egida di Hamas, isolando l’Olp e l’Autorità palestinese. Sebbene le campagne di raccolta fondi promosse dopo i fatti del 7 ottobre 2023 dichiarassero come obiettivo il sostegno alla popolazione della Striscia, per gli inquirenti si tratterebbe di una “destinazione di facciata”. A confermare il sospetto ci sono le intercettazioni: in una conversazione del gennaio 2024: Hijazi Suleiman, stretto collaboratore di Hannoun, ammette chiaramente alla moglie che il denaro raccolto dall’associazione è destinato ad Hamas. E’stato anche rintracciato un documento in cui si espone la certezza che il massacro dell’8 ottobre sia l’inizio della liberazione unitamente a una bandiera di Hamas. L’ordinanza della Procura é chiara, ma diventa retorica (sembra che voglia auto assolversi giustificandosi) quando recita che l’accusa nulla toglie ai crimini perpetrati dagli israeliani a Gaza. Condividiamo, ma che c’entra con un’ordinanza giudiziaria? La sinistra balbetta, si affastella tra un “condanniamo ma non strumentalizziamo” di Conte e Bonelli a un “se é vero é gravissimo” di Renzi. Calenda come sempre é il più chiaro ed esauriente. E si chiede se quel che é successo non lo sapesse nessuno, cioè se ci sono complici. D’altronde la violenza delle parole dei Pro pal, gli slogan “Palestina dal fiume al mare”, che significa, visto che tra il Giordano e il mare é situato lo stato di Israele, che questo stato va distrutto, le giustificazioni di Francesca Albanese offrono pretesti a chi decide poi di aiutare i presunti schiavi a ribellarsi con le armi e il terrorismo. Siamo sempre stati favorevoli allo stato di Palestina e sosteniamo gli sforzi dell’Anp condannando l’invasione di insediamenti israeliani in Cisgiordania, ma Hamas é il principale nemico dei palestinesi e degli israeliani che vogliono due popoli e due Stati. Se la sinistra massimal populista non lo capisce vada a parlare con Abu Mazen. Che significa strumentalizzare? Occorre che, se risalgono al vero, i finanziamenti ad Hamas, vengano considerati reati gravissimi e strumento di una battaglia politica e non solo giudiziaria contro il terrorismo nel mondo. Occorre invece strumentalizzare, cari sinistri dei miei stivali.







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