Seconda obiezione. I piemme sotto il potere politico
La seconda obiezione, che non trova riscontro nella legge, é di attentare all’indipendenza della magistratura e di porre il piemme, come in Francia, sotto il potere dell’esecutivo. Spieghiamo perché la legge dice altro. Anzi, prima, perché la storia dice altro. A unificare le carriere di giudici e piemme é stato proprio un decreto regio del 30 gennaio del 1941, ministro della Giustizia Dino Grandi, che in armonia con lo spirito del Codice Rocco del 1930, intendeva proprio controllare la magistratura nel suo complesso. E nel dibattito alla Costituente sia Togliatti che Calamandrei erano assai preoccupati di concedere ai magistrati, ereditati dal regime, un’eccessiva indipendenza. Togliatti dichiarò: “Il pieno autogoverno della magistratura non é accettabile democraticamente”, mentre Piero Calamandrei nel corso dei lavori preparatori della Costituente argomentava: “Con un corpo di magistrati completamente indipendente che deciderebbe delle nomine e auto eserciterebbe la disciplina, si potrebbero verificare i conflitti con il potere legislativo o con l’esecutivo in quanto la magistratura potrebbe per esempio rifiutarsi ad applicare una legge o attribuirsi il potere di stabilire criteri generali di interpretazione delle leggi”. Per questo preferirono un assetto unitario. Siamo dunque al paradosso. Oggi la separazione delle carriere minerebbe l’indipendenza dei magistrati, mentre allora li avrebbe resi eccessivamente indipendenti. L’Anm, trasformata in Comitato per il no alla riforma con Gratteri punta di diamante sventolano pericoli inesistenti preordinando col loro comportamento un evidente rischio di travalicamento costituzionale. I magistrati sono tenuti ad applicare la legge non a formarla. Già abbiamo vissuto periodi in cui la magistratura, agendo come casta, si sostituiva al Parlamento con vere e proprie sollevazioni contro leggi dello Stato e in contrasto col dettato costituzionale. Vedremo oltre quale limite di incostituzionalità vorranno spingersi costoro in più di un mese di campagna referendaria. Se la separazione delle carriere esiste nel resto dei paesi europei e il sorteggio assegna alla casualità e non alla spartizione tra le correnti politiche il compito di rappresentanza (non più parziale, ma globale dei giudici e dei piemme) e se l’Alta corte di disciplina sottrae ai Csm il dovere di auto giudicarsi, la magistratura diverrà più e non meno indipendente, più e non meno responsabile, più e non meno credibile agli occhi dei cittadini.







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