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Un sabato normale…

26 Ottobre 2026 13 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

E’ andata bene. Benino, insomma. Nessun negozio saccheggiato a Milano. Piazza del duomo blindata. I millequattrocento militari oltre ai poliziotti hanno garantito l’ordine. Scaramucce varie si sono verificate a Torino e, più gravi perché hanno determinato feriti tra le forze dell’ordine, a Bologna. Tutto sommato un sabato normale o quasi. Certo, le autorità hanno avuto da fare nelle ore precedenti il supposto D-Day. La strategia del Viminale ha consentito, dopo le oltre cento perquisizioni di venerdì e le oltre 150 di sabato mattina, il ritrovamento di indumenti per il travisamento ma anche oggetti d’offesa, insieme con l’identificazione del creatore della pagine social del movimento “14 ottobre”, Ussef Shier, trentenne italiano di seconda generazione di origini marocchine e residente in provincia di Brescia. Costui, come aveva annunciato sulle piattaforme social con un seguito di migliaia di persone, avrebbe dovuto indicare le nuove piazze per le proteste dei ragazzi in otto città. Si trattava di un’improvvisazione voluta per disperdere l’attenzione delle forze dell’ordine. Ma l’appuntamento é clamorosamente saltato perché lui era in Questura dove, dopo essere stato interrogato, è stato denunciato per istigazione a delinquere aggravata per finalità di terrorismo. Questi i fatti. Shier é il capo, telematico s’intende, della protesta? Ma non dovevano esserci capi? E chi é questo giovane di origini marocchine? Si é subito parlato di un suo ruolo attivo nelle manifestazioni pro Pal e la Palestina é infatti uno dei temi che spesso vengono agitati nelle manifestazioni. A tal punto che nella confusione generale di questo tentativo di rivolta, ho letto in una pagina facebook di costoro un commento che diceva : “Gli ebrei si vogliono prendere il mondo intero”. Siamo vicini al complotto giudaico massonico di età infelice. Attenzione. Bruciano le immagini della Meloni e la bandiera israeliana, poi non capisci perché abbiano assaltato i negozi per accaparrarsi vestiti firmati o bici costose. Sempre uno di loro scrive: “Voglio prendermi scarpe che non ho mai avuto”, E sembra dunque una sorta di rivolta della jacquerie, un contrasto tra poveri e ricchi.  Poi guardi bene e in piazza ci sono studenti liceali con moto di lusso, appartenenti a famiglie benestanti. Era così anche nel 1968? Sì, ma allora si diceva di rifiutare il sistema e il lusso non lo si pretendeva, lo si disprezzava. Oggi non si progetta o si sogna un mondo migliore. Si pretende di partecipare meglio a quello che c’é. Intendiamoci, questi ragazzi hanno diritto di manifestare e di promuovere mobilitazioni. Pacificamente, come é nella tradizioni dei partiti politici e delle organizzazioni sindacali. Avrebbero anche temi su cui lanciare contestazioni alle generazioni che li hanno preceduti. La maggioranza dei giovani non scendono in piazza con coltelli, con bastoni, con bulloni, incapucciati e bendati per non farsi riconoscere. Per questi ultimi vale il bell’editoriale di Federico Rampini sul Corriere di oggi. Con le nostre analisi e i nostri approfondimenti stiamo cercando di giustificare gli aggressori per tentare di colpevolizzare gli aggrediti, in fondo noi stessi, la nostra società. In effetti ogni volta che c’é un atto di violenza di un giovane, si cercano i motivi nel disagio, nella disperazione, nella solitudine, come se tutti i giovani disagiati, disperati, soli avessero compiuto questi gesti. Non é così. La stragrande parte dei giovani che avverte disagi, che vede buio dinnanzi a sé e che vive in solitudine non si diverte a rompere vetri e a rubare vestiti, né tanto meno ad aggredire la polizia. Studia, tenta di trovarsi un lavoro, cerca una ragazza o un ragazzo e fa una vita pacifica. Attribuire a tutti le colpe di uno serve solo ad assolvere l’uno. Questo vale in generale, per un delitto da cronaca nera, per un attentato terroristico, per un femminicidio, per la violenza domestica. Si é tentato anche di socializzare parlando di crisi generazionale quei matti che gettavano sassi da un ponte dell’autostrada che erano semplicemente dei delinquenti di stampo sadico. Anche quei sassi sono colpa della società. E, si diceva, del sistema. Basta con questa debordante analisi da sinistri in pantofole. Affrontiamo i problemi dell’università e della scuola, chiediamoci perché negli ultimi due anni 75mila giovani, in gran parte laureati, sono espatriati per fare carriera e per vivere una vita di soddisfazioni e se sia ammissibile che le aziende cerchino operai specializzati e periti tecnici senza trovarli e che la facoltà di medicina sia ancora a numero praticamente chiuso visto che tra dieci anni non avremo più chirurghi per tutti gli ospedali. E condanniamo i violenti che con questi temi non c’entrano proprio niente. Ma proprio niente.

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