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Le nuove proposte per gli stadi (idee che ho lanciato ai socialisti in Parlamento)

21 aprile 2016 358 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

I concetti di una nuova proposta di legge

Punto fondamentale: tutte le normative introdotte  sull’argomento dai due decreti Pisanu del 200 alla Legge Amato del 2007al decreto Maroni, fino alla legge sugli stadi approvata ad inizio legislatura si basano su due ragioni di fondo: combattere la violenza e agevolare la costruzione di impianti privati nell’ambito di un investimento remunerativo che comprenda anche interventi di tipo commerciale, residenziale e ricreativo tale da consentire alle società sportive di ricavarne un utile e ai comuni di sgrossarsi di spese. Solo in Italia infatti, con l’eccezione dello stadio Olimpico di Roma che è di proprietà del Coni, dello stadio di Reggio Emilia, oggi di proprietà di Mapei, dello Juventus stadium e del Friuli di Udine, che sono di proprietà delle rispettive società sportive, tutti gli altri stadi sono di proprietà dei comuni.

Cosa si è introdotto con le diverse leggi

Riepilogo le novità introdotte dal 2007

 

Si è prevista una speciale legislazione, definita dei reati da                 stadio, speciale come nella lotta alla mafia. Se un signore col               porto d’armi passeggia per strada non compie un reato, se                 entra in uno stadio sì, anche con un coltello, con un corpo                   contundente ecc. Attenzione su questo punto. Questa                          normativa è stata introdotta alla luce dell’omicidio di Raciti                in occasione della partita Catania-Palermo. Ma la violenza si              è verificata fuori dallo stadio. All’interno degli stadi non si è                mai verificato un episodio mortale, dal 1979, omicidio di                      Paparelli durante un Roma-Lazio. Fuori dagli stadi gli                        episodi mortali sono stati molteplici. A Genova, a Milano.

  • Si sono introdotti i biglietti numerati nominativi in ogni ordine di posti. Con tornelli posti agli ingressi e prefiltraggi esterni.
  • Sono state rese obbligatorie le riprese televisive a circuito chiuso e sono stati introdotti gli steward per vigilare sul pubblico.
  • Sono stati introdotti con decreti appositi nuovi criteri per la definizione della capienza degli impianti, considerati non solo tutti a sedere e numerati,ma anche in rapporto con la dimensione degli ingressi e con le aree esterne di protezione.
  • Col decreto Maroni è stata istituita la tessera del tifoso, oggi obbligatoria per sottoscrivere gli abbonamenti e per seguire la squadra in trasferta.
  • Con l’approvazione della legge per la costruzione dei nuovi impianti, si è velocizzata la pratica per arrivare alla decisione amministrativa, considerando il progetto come variante al piano nel rispetto delle normative ambientali, limitando però l’intervento contiguo al commercio e alla ricreazione.

I primi cinque punti hanno accompagnato e appesantito la presenza allo spettacolo sportivo dopo l’introduzione della televisione a pagamento. Il rapporto tra la presenza della televisione in diretta per tutte le gare e la possibilità di scegliere lo stadio si è così resa ancora più aleatoria a vantaggio dello spettacolo televisivo. Dei due modelli sperimentati con successo in Europa (quello inglese, che limita la presenza delle televisioni, e quello tedesco, che abbatte i costi degli accessi agli stadi) in Italia non si è fatta alcuna scelta. Anzi si aperto a un televisione sempre più invasiva senza ritoccare i prezzi dei biglietti. Botte piena e moglie ubriaca….

Ribaltare la repressione: da generale a selettiva

Il modello inglese di sicurezza si basa sulla repressione individuale, quello italiano sulla repressione collettiva. Se in Inghilterra un tifoso getta un sasso in campo viene individuato e subito incarcerato, mai più potrà entrare in uno stadio. In Italia invece si squalificano interi settori dello stadio e si innalzano più alte cancellate per tutti. In Inghilterra, ma ormai anche in Germania e in Spagna, non esistono barriere tra il campo e gli spettatori, in Italia esistono barriere enormi e a volte addirittura vere e proprie gabbie. Tutto il nostro sistema di sicurezza va rivisto. Anzi ribaltato. In Italia, da quando ci sono le nuove norme, gli ultras sono potuti entrare allo stadio senza mai rispettare la numerazione dei posti (a che servono i biglietti numerati e nominativi, allora), le persone normali no, perché hanno rifiutato il sistema burocratico di accesso (per fare un biglietto nominale ci si impiega cinque minuti e bisogna farli in prevendita se no si rischia di entrare a fine primo tempo, un abbonato non può cedere il suo abbonamento ad altri se non dopo complicate e preventive peripezie burocratiche) e hanno preferito il salotto e le televisioni.

La nuova legge per gli stadi per ora ha fatto flop

Nonostante le nuove normative in materia di costruzione di nuovi stadi e palazzi dello sport (in Italia solo calcio e basket sono considerati sport professionistici di gruppo) noi abbiamo solo tre impianti privati,come già scritto. Progetti di nuovi impianti esistono anche a Roma, a Genova, a Firenze, mentre a Bergamo e a Bologna si preferisce presentare progetti per ristrutturare quelli esistenti. C’ è un minino comun denominatore. E cioè tutti i nuovi impianti e i progetti di nuovi impianti, compresa la ristrutturazione di quelli esistenti, hanno una capienza nettamente inferiore ai vecchi. Questa è una singolare eccezione dell’Italia che ha dimezzato la presenza del pubblico negli stadi (da 42mila negli anni ottanta agli attuali 22mila circa) contrariamente a Inghilterra (38mila) e Germania (44mila) che lo hanno aumentato. Anche la Spagna (28mila) ci è davanti e pure il Messico (27mila). Ci stanno raggiungendo la Francia, l’India, la Cina e perfino gli Usa, tutti quasi a 22 mila. Le cause? I prezzi dei biglietti non sono oggi competitivi con quelli televisivi. In Inghilterra ci sono prezzi anche più alti, ma nel momento dello svolgimento delle gare la televisione trasmette solo una partita a pagamento. In Germania ci sono tutte le partite in televisione come in Italia, ma i prezzi dei biglietti sono inferiori. Poi c’è un problema di mancanza di strutture adeguate. Molti stadi italiani sono scoperti, alcuni hanno piste di atletica leggera e la visuale non è paragonabile a quella che si può godere dalle riprese televisive. Manca in Italia, contrariamente alla Germania, un settore tutto destinato alle famiglie. Manca nella curve la sicurezza necessaria (in Italia siamo forti coi deboli e deboli coi forti) per l’assenza degli steward che in curva non vanno perché hanno paura. E poi solo in Italia esistono i biglietti nominativi e le tessere del tifoso (queste ultime limitano le presenze degli ospiti).

 

Una nuova fase

 

Le proposte che potremmo avanzare.

 

  • Eliminare i biglietti nominativi (si potrebbe iniziare mantenendoli solo per le curve). A cosa servono? A nulla visto che i pericoli vengono solo dalle curve e nessuno in curva sta al suo posto. Ma anche se questo avvenisse la televisione a circuito chiuso dà la possibilità, utilizzando peraltro anche i tornelli, di identificare le persone. Questo permetterebbe una velocizzazione della vendita dei biglietti, che potrebbero essere fatti anche con bancomat.
  • Eliminare l’assurda tessera del tifoso. Chiunque può farla. Paradossalmente anche il terrorista che tentava di entrare nello stadio di Parigi poteva avere una tessera del tifoso e un biglietto nominativo. Quel che conta sono i controlli e le perquisizioni agli ingressi e questi sì devono essere meticolosi e mirati. E sono stati questi che hanno impedito ai terroristi di entrare allo stadio e non i biglietti nominativi e le tessere del tifoso che in Francia non esistono. Oltretutto per le partite a rischio l’Osservatorio del Ministero degli Interni decide di impedire le trasferte anche a coloro che sono in possesso delle tessere del tifoso. Dunque?
  • Stabilire che le curve devono essere obbligatoriamente presidiate dagli steward e che la numerazione dei posti deve essere rispettata. Senza eccezione alcuna. E che in caso di cori razzisti e di altro che turbi il buon andamento delle gare si proceda solo alla individuazione delle responsabilità individuali o di gruppo e non attraverso assurdi provvedimenti di chiusura di interi settori dello stadio, che vedono puniti anche gli innocenti.
  • Dotare tutti gli impianti di un settore che non può essere inferiore al 20% della capienza per le famiglie con prezzi stracciati (5 euro) per i genitori e 1 euro per i figli.
  • Stabilire un prezzo massimo per i posti più popolari che non può essere superiore a 10 euro (le curve). Tenendo presente che le società incassano un sacco di soldi dai diritti televisivi non possono pensare di lucrare anche dal prezzo degli biglietti negli stadi, peraltro desolatamente vuoti anche per questo.
  • Abbattere tutte le barriere tra campo e spettatori, come avviene da sempre in Inghilterra e ormai anche in Germania e in Spagna. Vietare tassativamente le gabbie che sono per gli animali e non per gli uomini.
  • Iniziare sperimentazioni per socializzare le diverse frange di tifosi puntando sulla responsabilità. Magari introducendo il cosiddetto terzo tempo come nel rugby.
  • Premiare le società che hanno giocatori italiani, soprattutto se provenienti dai vivai. Questo è un punto fondamentale per rilanciare il calcio italiano sempre più esterofilo, con gravi danni per i successi della nostra nazionale.
  • Iniziare nelle scuole l’educazione alla solidarietà sportiva e all’etica dello sport, con lezioni almeno settimanali.
  • Stabilire l’educazione fisica come materia obbligatoria già dalle elementari.

 

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