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La Gualmini in Azione

19 Febbraio 2026 122 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non credo di aver mai conosciuto personalmente Elisabetta Gualmini, ma certo ho seguito il suo percorso politico. Modenese trasferita a Bologna, com’é capitato a gran parte del vecchio gruppo dirigente comunista, docente universitaria, studiosa, saggista e scrittrice, sposata col politologo e docente, anch’esso nella università della capitale emiliana, Salvatore Vassallo, Elisabetta é stata vice presidente della giunta regionale e per due mandati parlamentare europea del Pd. Ha annunciato l’uscita da quest’ultimo partito e l’adesione ad Azione di Carlo Calenda. La scelta é interessante. La Gualmini non passa alla componente auto definitasi riformista del campo largo, per intenderci con Renzi, ma si colloca al di fuori dell’asse Schlein, Conte e Fratoianni e in posizione di perfetta autonomia dai due poli. Potrebbe essere questa una via da seguire attentamente, non solo perché é anche la nostra ma perché dimostra due cose. La prima é che il Pd non é la casa dei riformisti (intendo per riformisti quelli che sanno distinguersi nei fatti, con progetti e scelte precise, dai massimalisti e dai populisti come fece Turati dai comunisti, Saragat dai socialisti frontisti, Craxi dalla Cgil) e che in un fronte in cui costoro, che pure danno segni di vita, sono netta minoranza, e addirittura mal sopportati, non ci si può stare. Un voto riformista per far vincere Schlein, Landini (mi spiegate cosa c’entra la Cgil col referendum sulla giustizia in cui si é calata per sostenere anche finanziariamente la tesi del no?), Fratoianni e Conte, é un voto autolesionistico. Ricordo che la Gualmini propose dopo le politiche di far assumere al Pd una connotazione socialista anche nel nome e dunque nell’identità storica e si é opposta, forse anche per questo, alla posizione del Pd, unica tra i partiti socialisti europei, contraria al piano di difesa dei singoli paesi. Voterà sì al referendum confermativo della legge sull’ordinamento giudiziario, come la Picierno, come Ceccanti, come Petruccioli, come Minniti. E se costoro percorressero lo stesso cammino della Gualmini? La seconda cosa: la scelta della Gualmini dimostra non solo l’inconciliabilità per un riformista di appartenere al Pd, ma anche allo stesso campo largo. Se la Gualmini fosse solo una esploratrice di un cammino al quale sono altri destinati ad aggregarsi? Si potrebbe creare un blocco liberale e riformista al di fuori dei poli di una certa consistenza e di nostro vivo interesse. Nascerà un partito dove i liberali come Marattin e i riformisti come la Gualmini e il gruppo di minoranza ancora all’interno del Pd possano trovare accoglienza. E naturalmente anche noi del Movimento socialista liberale federati a Socialdemocrazia e al Psdi, e numerose altre sigle di istituti e movimenti, ognuno mantenendosi magari in vita? Sarebbe una novità della politica italiana. Un approdo per una storia liberale e socialista che non guarda solo al passato ma rivive in una condizione autonoma da una destra trumpiana e da un campo largo impraticabile.

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