Chi ha vinto
Se prendiamo le due città più importanti, Venezia e Reggio Calabria, la prima confermata al primo turno dal centro-destra e quell’altra strappata alla sinistra con un risultato invero eclatante il candidato del centro destra Cannizzarro ha sfiorato il 70% e l’ex vice sindaco della giunta Falcomatà ha di poco superato il 20), direi che non ci sono dubbi. Almeno il colpo che si intendeva dare, dopo quello referendario, al governo e alla sua maggioranza é andato a vuoto. A Venezia ove aveva prevalso il no, unico comune veneto, ha vinto la continuità con la giunta Brugnaro, che per Venezia aveva promesso e cominciato concretamente a realizzare il cosiddetto Parco dello sport, con palazzo dello sport a stadio annesso. Contro aveva un vecchio politico, Martella, che conobbi in Parlamento, una figura ignota al grande pubblico e in parte anche a quello veneziano. Non so se il nipote di Massimo Cacciari avrebbe preso più voti. Ma in quanto a candidature il centro-sinistra non ha certo peccato in eccessiva fantasia. Non conosco da vicino la situazione di Reggio Calabria. Una mia amica calabrese, sindaco in un piccolo comune, mi ha confessato che sul territorio la sinistra non esiste più. Esistono solo gli uomini come il delfino di Cateno De Luca che si fa un sol boccone di Messina. E se vogliamo parlare del trionfo dell’altro De Luca, don Vincenzo, sindaco, presidente, ora di nuovo sindaco, in una logica di familismo imperante (il figlio é segretario regionale) e di emirato democratico, don Vince ha preteso che non si presentasse il simbolo del Pd, detto e fatto, ma il trionfo del monarca di Salerno, sia ben chiaro é dovuto alla fiducia cieca che l’elettorato nutre nei confronti del pentasindaco, non é certo ascrivibile al campo largo. Anche perché le liste che hanno appoggiato De Luca non sono quelle del campo largo, poiché Avs e Cinque Stelle si sono presentate contro di lui. Nel magro cestello del campo largo portiamo Pistoia, strappata al centro-destra, Avellino e Prato. Arezzo, amministrata dal centro-destra, é andata al ballottaggio. Ho visto che il Psi esulta per i risultati delle liste Avanti, che in realtà sono state presentate nei comuni capoluogo di provincia solo a Salerno, ottenendo un ottimo 9,3%, un punto in più delle elezioni precedenti (8,24%), mentre il decantato 8% a Avellino é il risultato di una lista civica che comprende anche la lista del sindaco e una lista federalista europea e quell’altro 8 di Sambenedetto del Tronto é frutto di una lista che comprende Sinistra italiana e i verdi. A Venezia nessuna lista socialista, ma un accrocchio di Italia viva e civici, ha raggiunto l’1,3, a Reggio Calabria non mi é parso riscontrare alcuna lista Avanti, e così pure a Pistoia, a Prato, a Messina. Nei primi due comuni appare la Casa dei riformisti di Renzi con risultati mediocri. A fronte di un 3,05 del terzo polo a Macerata si riscontra un 2 per cento dell’alleanza Avanti Psi e Casa riformista (Renzi). Azione si é diversamente presentata raggiungendo il 20% come terzo polo ad Arezzo, mentre un consigliere comunale ha strappato Ora, federata al nostro movimento, a Venezia. Considerazioni finali. Le elezioni comunali si basano sempre di più sulla contrapposizioni di persone e non di partiti. Ci sono realtà come Messina in cui non era presente una sola sigla di partito. Quindi i dati elettorali non sono trasferibili a livello politico. Le elezioni comunali, almeno queste, non sono state un bis della vittoria del no al referendum. Anzi, nei comuni, come Venezia, in cui il no aveva trionfato ha vinto nettamente la coalizione che aveva fatto votare sì. Terzo. Si fa sempre più largo alle comunali il protagonismo assoluto dei sindaci o dei loro subalterni che concepiscono il comune a mò di principato, ove dispongono di un potere assoluto, e dove l’elezione diretta consente loro di nominare chi vogliono senza alcun controllo dell’altro organo eletto, cioè il Consiglio comunale. E’ tempo di riflettere sulle funzioni di sindaco in epoca di elezione diretta, sul ruolo di assessori che sono solo delegati del sindaco e sula funzioni del Consiglio comunale, ormai svuotato di qualsiasi competenza.







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